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Un solenne percorso di devozione, tra l’ironia dell’arte e le ebbrezze dell’ampelografia. Aspettando il miracolo di San Gennaro

di - 19 Settembre 2015
Napoli si prepara al miracolo, un po’ per devozione e un po’ per amicizia, unendo mistica e ironia, come accade da sempre, almeno dal 1389. Il 19 settembre di ogni anno, atei, agnostici, fedeli e credenti di altre religioni affollano via Duomo nell’attesa del rituale, per aspettare che San Gennaro faccia il proprio dovere, liquefacendo il sangue gelosamente conservato nella cassaforte dietro l’altare della Cappella del Tesoro, tra le mura barocche e neogotiche dell’imponente Cattedrale. Una buona parte del cerimoniale è l’attesa, che unisce tutti e ognuno in modo diverso, tra richieste di grazie e verità scientifiche, tradizione e ragione, preghiere e sfottò.  Il Santo, martirizzato sotto Diocleziano, era un discendente dalla Gens Januaria, una famiglia gentilizia discendente da Giano, una delle divinità più antiche ed enigmatiche del culto pubblico romano, che presiedeva ai passaggi, ai luoghi di soglia, in un campo semantico molto ampio e, oggi, difficilmente comprensibile.
Nell’idea del fotoreporter Luciano Ferrara, Tribunali138 è uno spazio di confine, una grande e ariosa casa in cui le stanze possono diventare, senza accorgersene, un laboratorio dell’immagine, uno spazio espositivo, un luogo di incontro tra persone che non si conoscono, un angolo di riposo dalla socialità del centro storico, a pochi metri dal Duomo comunemente detto di San Gennaro. Per questi motivi, a Tribunali138, la solennità del 19 settembre si celebrerà con Cripta Ianuario, un rito di passaggio tra gli ambiti, con il giusto rispetto sia per il Santo che per il profano, con un’ennesima trasformazione degli ambienti e delle funzioni. Così, la processione sarà un percorso ampelografico, la cantina diventerà una cripta, la liquefazione assomiglierà più a una vinificazione, le reliquie avranno la forma di bottiglie di vino. Ovviamente rosso e, nello specifico, Falanghina del Sannio, Katà Catalanesca del Vesuvio, Grave Mora Aglianico del Taburno, Greco di Tufo, Castello delle Femmine Terre del Volturno. Ognuno con un significato preciso, come tappe di preparazione e avvicinamento, un cammino meditativo perché la mente passi da uno stato solido, sensoriale, a uno liquido, emozionale, «ci si approccerà devozionalmente al Santo nello stato d’animo, e nell’ebbrezza, ottimale» garantisce Ferdinando Polverino De Laureto, wine communicator e art director dell’incontro. Lungo il percorso, saranno allestite anche screziature e stimoli di altro genere, come il progetto ignoto a me stesso, di Luciano Ferrara, una serie di foto-sequenze realizzate con una Leica M2 e registrate su nastro magnetico, e il ciclo pittorico aov#nap 19, di Raffello Eroico, costituito da 30 tele di jeans in cui sono ritratti segni, significazioni e simboli della storia collettiva partenopea. Alla fine del percorso, questa volta sarà Lui ad aspettare noi, sarà il Santo effigiato in Rosso Ianuarius, opera dell’artista Lello Esposito. E avrà lo sguardo impassibile, con molta probabilità l’unico a poter rimanere tale. (Mario Francesco Simeone)

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