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Una storia nel legno. La lunga ricerca di Adolf Vallazza, al Palazzo Assessorile di Cles

di - 22 Settembre 2018
Saperi antichi e scultura contemporanea, identità locale e spirito universale, materiali poveri e inestimabili tesori: è la mostra “Adolf Vallazza – Una storia scritta nel legno”, a cura di Gabriele Lorenzoni in collaborazione con Archivio Adolf Vallazza (Ortisei), Sabina Vallazza, Ulrich Kostner e con Alice Salavolti. L’esposizione – visitabile fino al 23 settembre presso il Palazzo Assessorile di Cles – presenta circa cento lavori tra sculture e disegni, per la prima volta esposti insieme, che coprono oltre quarant’anni della produzione di Adolf Vallazza.
Nato nel 1924, Adolf Vallazza è una figura iconica nel panorama della scultura contemporanea, un artista senza tempo che ha saputo rinnovarsi infinitamente, pur rimanendo fedele a se stesso. La mostra racconta la storia della sua inesauribile vocazione artistica e del suo amore per il legno: «Il legno per me è tutto: la mia anima, il mio cuore, il mio pensiero, la mia storia. Il legno e io siamo tutt’uno, come cresciuti insieme. Per me è come il respiro».
Ciò che è incredibile in Vallazza è la sua capacità di unire i contrari, l’uso del legno, per esempio, ci trasporta immediatamente in un sapere antico e artigiano, quello che si ereditata e apprende in decenni di pratica sul materiale. Ma Vallazza ha anche saputo svincolarsi dal mestiere per essere solo se stesso: un artista, uno scultore tra i più contemporanei, perfettamente inserito nel proprio tempo e mai pago nella propria ricerca. Le sue sculture sono intrise di identità locale, di quello che, nel suo saggio in catalogo, Carlo Sala identifica come il genius loci, lo spirito del luogo. Nei suoi nodi e nelle sue venature il legno racconta le montagne del Trentino, il suo profumo ricorda le valli e i masi da cui è stato ricavato ma la materia si trasforma e si arricchisce nel processo artistico incontrando valori senza luogo e senza tempo, ricercando una dimensione archetipa che trova nell’astrazione e nella ieraticità delle sculture il massimo grado di impegno intellettuale. Lo si percepisce nei Totem e nei Troni, cicli in cui questa ambivalente combinazione di storia e contemporaneità si fonde indistinguibilmente.
Non a caso, come scenario ideale per le opere di Vallazza, è stato scelto il Palazzo Assessorile, non un contenitore inerte in cui isolare le sculture ma un ulteriore tassello del dialogo dell’artista con il luogo e con il tempo. Uno degli aspetti più interessanti della mostra risiede proprio nell’aver costruito un doppio, anzi triplo, registro di lettura e visione del progetto. Il primo è costituito dalle opere, che non si presentano secondo l’ordine cronologico di esecuzione ma disposte secondo relazioni intime, tra loro e con i notevoli disegni e bozzetti in gran parte inediti. Il secondo riguarda invece il dialogo con il Palazzo Assessorile, con gli affreschi di Marcello Fogolino, con i soffitti lignei finemente decorati, con i giochi di luce imposti dalle bifore della facciata. Infine, il terzo è rappresentato dalla rilettura e della moltiplicazione di punti di vista offerta dal catalogo, in cui i testi di Gabriele Lorenzoni, Günther Oberhollenzer e Carlo Sala incontrano le immagini di Francesco Mattuzzi.
Queste ultime in particolare rappresentano un’ulteriore possibilità di sguardo non solo sulle opere di Vallazza ma sull’intero pensiero curatoriale e sulla capacità di creare quelle relazioni con il luogo e con il tempo che è propria di Vallazza e che Lorenzoni ha saputo cogliere e restituire. Gli scatti di Mattuzzi infatti non si limitano a raccontare le opere ma restituiscono un’esperienza, quella unica e irripetibile dell’incontro di Vallazza con Cles, a cui l’artista – proprio in luce della riuscita al di sopra di ogni aspettativa della mostra – ha deciso di donare una scultura. (Jessica Bianchera)

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