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Unire cultura e territorio? Laura Riva e Anna Detheridge ci raccontano come, con Out of Place

di - 4 Marzo 2019
Cambiare un territorio attraverso l’arte e le pratiche creative? Si può e Connecting Cultures, agenzia di ricerca e produzione culturale, ve lo insegna, a partire dal 19 marzo, con Out of Place, corso di progettazione culturale del territorio. Laura Riva, Project Manager del corso, e Anna Detheridge, fondatrice di Connecting Cultures, ci dicono di più.
Che cos’ è la progettazione culturale del territorio?
Laura Riva: «Dopo quasi 20 anni di progetti culturali sul territorio, Connecting Cultures inizia oggi una nuova sfida: “trasferire” la propria esperienza pratica in una proposta formativa integrata, e cioè fondata su un lavoro che coinvolge figure di discipline diverse, cercando di agire insieme dall’alto e dal basso, per scoprire e valorizzare le risorse potenziali delle persone e dei luoghi. Da sempre, infatti, siamo mosse dalla convinzione che le pratiche creative possono contribuire a ridefinire il paesaggio e lo spazio pubblico grazie alla loro capacità di attivare letture inedite e proposte di cambiamento. E lo possono fare come parte integrante dei processi strategici e decisionali che le città portano avanti in merito alla gestione e alla rigenerazione di quartieri e periferie, e che non possono prescindere da un’indagine approfondita della dimensione locale, delle sue potenzialità e dalla partecipazione dei cittadini».
Come è strutturato Out of Place?
LR: «Il corso si svolgerà dal 19 marzo all’8 giugno in diverse sedi della città di Milano. Tra i patrocini e le partnership attivate: Comune e Città metropolitana di Milano, BASE Milano, Centro studi PIM ed Ecomuseo Martesana, SIBEC-Scuola Italiana Beni Comuni, Touring Club Italiano. Così come l’approccio del corso, anche il target di riferimento è interdisciplinare: artisti, fotografi, designer, architetti, curatori, operatori culturali e professionisti del Terzo Settore, oltre a laureati, dottorandi, ricercatori universitari e funzionari della pubblica amministrazione. A tale proposito abbiamo messo a disposizione anche una borsa di studio per frequentare l’intero corso e ottenuto il riconoscimento dell’Ordine degli Architetti per ottenere crediti professionali. Quattro i moduli in programma: “Seminare Cultura. I beni comuni e le pratiche creative” un primo seminario gratuito aperto al pubblico alla Triennale di Milano (19-20 marzo); tre moduli didattici a pagamento “Generare Paesaggi”, “L’Arte della Mediazione” e “La Progettazione culturale sostenibile” durante i quali si seguirà la nascita e l’evoluzione di un progetto culturale che prende in esame un’area specifica della città metropolitana (il Naviglio Martesana). Tra i docenti: intellettuali, curatori, artisti, architetti, professionisti della progettazione culturale e del Terzo Settore, che si sono distinti per un approccio innovativo. Ci auguriamo quindi che “Out of Place”, oltre che un’occasione di formazione, diventi un luogo di riflessione e di dibattito, una fucina di nuovi progetti capaci di chiamare diverse professionalità a lavorare in rete a progettare città plurali e inclusive».
Come è nata Connecting Cultures e quali sono i suoi obiettivi?
Anna Detheridge: «Connecting Cultures è stata fondata da me, teorica delle arti visive, curatrice e giornalista, nel 2001, a tutt’oggi presidente dell’associazione. Il ruolo di Connecting Cultures oggi, come agenzia di ricerca e formazione nell’ambito delle arti visive, è di coinvolgere tante altre istituzioni e attori in una conversazione sull’urgenza di formare le élite professionali a delle priorità del tutto nuove. Nell’epoca di trasformazioni costanti, crescente intolleranza, scarsezza di risorse, migrazioni dovute più ai cambiamenti climatici che ai conflitti, è necessario rivedere le priorità dell’insegnamento accademico e post accademico. Priorità per chi lavora nella cultura è dare significato e rilevanza alla vita delle persone attraverso iniziative culturali e pratiche creative che possano aumentare la sensibilità per un futuro al quale nessuno potrà sottrarsi e che richiederà rapporti di collaborazione tra le discipline e le culture, linguaggi condivisi e decisioni spesso difficili da affrontare con responsabilità. Attraverso un’attenta ricognizione, l’ascolto delle persone coinvolte, e dei principali attori in campo, si trovano nel dialogo stesso e nel processo stesso soluzioni innovative e sostenibili». (Silvia Conta)

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