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Venezia/13. Kiribati affida il proprio messaggio di speranza all’arte |

di - 13 Maggio 2017
La Repubblica di Kiribati, un gruppo di isole minacciate dall’innalzamento del livello degli oceani, esordisce con il proprio padiglione alla 57.ma Biennale di Venezia, allestito in uno spazio a Palazzo Mora. La città lagunare, che in questi giorni è stata interessata da alcuni episodi di acqua alta, e Kiribati, pur così distanti, sembrano accomunate dalla fragile bellezza dei paesaggi. La mostra è interamente dedicata alla diffusione della conoscenza del patrimonio culturale e paesaggistico di quel lembo di sabbia adagiato sull’Oceano Pacifico, e presenta lavori sui temi delle danze, delle usanze e dei momenti di vita quotidiana, allargando il discoso alla riflessione sugli effettti dello sfruttamento intensivo del pianeta. Per Kairaken Betio e Ngaon Nareau, collettivi autori di due video, e Daniela Danica Tepes, che ha proposto due mapping interattivi, tramandare le tradizioni e diffonderle, acquisire consapevolezza dei limiti imposti dalla natura, è un eroico atto di resistenza alle minacce dei cambiamenti climatici. Ars longa, vita brevis, recita il titolo del Padiglione, riprendendo la traduzione latina delle parole iniziali del primo degli Aforismi di Ippocrate. Sul pavimento, una proiezione simula un fondo marino, mentre le pareti della sala sono rinforzate da sacchi di sabbia, una difesa da opporre all’innalzamento del livello dell’acqua. Un altro mapping simula le azioni di due guerrieri in costumi tradizionali, i guardiani delle isole. Le installazioni, con un certa ingenuità anche scusabile, cercano di attualizzare una cultura antica e ancestrale, adattandola alle consuetudini fruitive di un pubblico in larga parte occidentale.

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