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VENEZIA, 74ESIMA MOSTRA DEL CINEMA/15. Violenza di genere, violenza di tutti. La lezione di Xavier Legrand

di - 9 Settembre 2017
La 74^ Mostra del Cinema di Venezia chiude il concorso per il Leone d’Oro con Jusqu’à la garde, di Xavier Legrand, un film importante soprattutto per i suoi contenuti, perché è la storia di una violenza domestica, un tema purtroppo di drammatica attualità.
All’inizio sembra una delle tante storie di divorzio, con le versioni di lei e di lui davanti a un giudice, che accoglie l’istanza di lui sul periodo che il padre deve trascorrere con i figli. Poi, in un crescendo sempre più serrato e angoscioso, il film riesce a rendere perfettamente l’ostinato atteggiamento di non rassegnazione del marito alla decisione di separazione presa dalla moglie e il suo usare il figlio più piccolo Julien, il bravissimo Thomas Gioria, del quale si percepisce la dilaniante sofferenza in ogni scena, per perseguitare la moglie, ossessionandola e minacciandola di continuo. In questo film, la donna non muore perché viene salvata in tempo dalla polizia ma si capisce quale vita l’attende e, soprattutto, si percepiscono chiaramente i danni provocati indelebilmente, sulla psicologia e la vita futura del figlio.
Anche in Francia la violenza domestica e il femminicidio sono un gravissimo problema. Secondo i dati dell’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione Europea, i Paesi in cui la violenza contro le donne (fisica e/o sessuale) è più comune sono quelli del Nord Europa. L’Italia, dove avviene un femminicidio ogni tre giorni e mezzo, si attesta sotto la metà della media europea. Nel nostro Paese le donne vittime di violenza fisica o sessuale dai 15 anni in poi, rappresentano il 27%, a fronte del 52% in Danimarca, del 47% in Finlandia, del 46% in Svezia, del 45% nei Paesi Bassi e del 44% in Francia e Regno Unito.
Tutta questa violenza sulle donne da parte di uomini a loro e a noi vicini, ai quali le donne negano un consenso – uomini che sono stati capaci di assorbire solo la mentalità maschilista dell’uomo-padrone e incapaci di gestire le proprie emozioni e le eventuali separazioni – deve essere arginata attraverso una diversa educazione, prima di tutto nella società. Finché questo infame delitto non verrà estirpato dalla forma mentis e dalle mani di chi lo compie con inaudita ferocia, senza rispetto per quello che la donna rappresenta come privata cittadina e per il suo ruolo nella società, oltre a tutte le tragiche conseguenze psicologiche e fisiche che provoca sui figli, dobbiamo continuare a parlarne e questo film lo fa in modo efficace e vero.
È importante che questo tema sia trattato da un regista uomo, perché la violenza, oltre a riguardare le donne, riguarda tutti. ‹‹Ogni giorno – ha spiegato il regista – migliaia di persone vivono esattamente la stessa situazione e spesso queste storie si concludono con un femminicidio. Più che trattare la separazione dei Besson come il tema centrale di un dramma sociale o familiare, volevo realizzare un film politico, un film di guerra, forse addirittura un film horror››. Infatti è stato definito ‹‹un horror politico contro il femminicidio››. Ben venga allora questo film e il suo messaggio politico e sociale. (Cristina Cobianchi)
In alto: photo credit Antonella Cazzador

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