«Non vi ossessionerò più con i miei numeri, ma se invece che un solo milite ignoto, sull’Eliseo avessero sfilato tutti quelli che sono morti per questa incredibile follia, ho calcolato con precisione, la parata sarebbe durata undici giorni e undici ore».
L’ossessione dei numeri serve a dare un’idea delle anime morte che sono il prezzo dell’Europa moderna, iniziata con la prima guerra mondiale. A parlare a una vedova del figlio di un padrone di acciaieria francese è un ufficiale incaricato di dare un nome, un recapito e una storia ai cadaveri delle trincee di Verdun al termine della prima guerra mondiale, nel 1920.
Con l’abilità di Delacroix alle campagne di Napoleone, Bertrand Tavernier (foto sopra) nel suo film manifesto La Vie et rien d’autre, proiettato in occasione del premio alla Carriera, prende il punto di vista di un identificatore di cadaveri, un ufficiale esperto di statistica a servizio del genio militare, e con la sua triste contabilità attraversa le vite dei non vivi e dei non morti, e dei fantasmi che popolano i pensieri e gli affetti dei sopravvissuti al termine della prima guerra mondiale.
Se il tema della giornata di ieri era il limite sottile che separa i non vivi dai morti, questo film serve a ricordarci che il non risolto di una patria pretestuosa non è un problema italiano, ma che è costitutivo dell’identità frammentata, fatta di microcosmi del vecchio mondo.
E un altro riconoscimento alla carriera è per Brian De Palma (foto in home page), cui lo sponsor Jaeger Le Coutre rende omaggio con il premio speciale “Glory to the film maker”.
Il ringraziamento più convincente è forse espresso dalle parole del regista protagonista del documentario denso, fitto di rimandi, da studiare e rivedere frame per frame e parola per parola, De Palma, di Noah Baumbach e Jack Paltrow: «è bellissimo vedere i remake del tuo stesso film e notare che hanno fatto tutti gli errori che hai disperatamente cercato di evitare».
E ancora, dal film: “Amo il cinema che nasce da una sola idea cinematica e visiva chiara e pura. Non parto mai dalle parole”. “L’arte di fare film è l’arte di trovare soldi per fare un film”. “Steve, (Steven Spielberg) Marty (Martin Scorsese) e io abbiamo fatto negli anni sessanta qualcosa che oggi nessuno potrebbe più permettersi: entrare in un sistema potentissimo e usare tutte le sue risorse per fare quello che veramente volevamo.” “Dopo Mission to Mars ho deciso di cambiare vita, ho capito che lavorare per una major non faceva più per me. Ho scelto di andare a vivere a Parigi e di restare in Europa”. “Le idee e i lavori migliori sono quelli che un cineasta sviluppa fra i trenta, i quaranta e i cinquanta anni. Dopo non c’è altro che la ripetizione di qualcosa che continua a ritornare senza sosta. Quello che sai esattamente di essere”. “La mia sicurezza tecnica mi dà la certezza di affrontare qualsiasi situazione, ma la libertà espressiva nel cinema Hollywoodiano che è solo business è oggi impossibile”.
Insomma, Brian De Palma è vestito per uccidere, e lo fa. (Irene Guida)