Il Comune di Venezia ha nominato nei giorni scorsi la Commissione per la selezione di un partner finalizzata alla attivazione di un Centro d’arte contemporanea nel complesso di Punta della Dogana. Un progetto che si trascina ormai da anni, e che – scaduto l’apposito bando – vede contrapporsi due “cordate”: da una parte la Regione Veneto, che ha fatto un deciso passo avanti su questa situazione, alleandosi con la Peggy Guggenheim Collection per partecipare alla gara sulla base di un progetto affidato all’anglo-irakena Zaha Hadid. L’altro competitore sarà il re di Palazzo Grassi, Francois Pinault, che – con la benedizione del sindaco Cacciari – sarà ai blocchi di partenza con il progetto di Tadao Ando, che ha già ristrutturato il palazzo ex-Fiat. La Commissione è presieduta da Luigi Bassetto, direttore Patrimonio del Comune di Venezia, ed è composta da Bruno Fimmanò (Agenzia del Demanio) e Manuel Cattani (Comune di Venezia). Su segnalazione del sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, alla Commissione sarà affiancato un Comitato di esperti di chiara fama, presieduto da Achille Bonito Oliva, e composto da Giuseppina Dal Canton (Università Ca’ Foscari di Venezia) e Carlo Magnani (Università Iuav di Venezia). La parola passa ora a valutazioni e punteggi. In laguna pare proprio profilarsi all’orizzonte l’ennesimo scontro Galan-Cacciari…
[exibart]
Era del post-boom, edifici museali monumentali e uno sguardo sempre più rivolto alla propria storia interna: i primi dieci anni…
Laurent Le Deunff in residenza e in mostra presso pianobi, ha realizzato un’opera site-specific, ossia una fontana raffigurante una marmotta…
Partecipazione emotiva, dimensione spirituale: le Gallerie dell’Accademia di Venezia ospitano per la prima volta il lavoro di un'artista vivente. E…
A Kyoto il festival KG+ presenta un ricco programma con oltre cento artisti e una costellazione di mostre dedicate alla…
La mostra inaugurale trasforma l’onda in una metafora di equilibrio instabile e cambiamento, segnando l’esordio veneziano di Sanlorenzo Arts con…
Una riflessione che parte dal saggio del teorico e critico d’arte Mike Watson per addentrarsi nelle controculture digitali e documentare…
Visualizza commenti
Venezia, Punta della Dogana: un comitato tecnico da rifare
Molto si è discusso sull’assegnazione degli spazi della Punta della Dogana (vedi François Pinault, Fondazione Guggenheim, ecc…), poco invece è stato detto sul comitato tecnico - scientifico di esperti che deciderà in merito alla complessa vicenda.
Il comitato di esperti, presieduto da Achille Bonito Oliva, presenta a mio avviso vistosi vuoti; la sua composizione lacunosa certifica l'esclusione degli artisti dai meccanismi decisionali nelle questioni che contano nell'arte contemporanea.
Bonito Oliva, critico di fama e valore, è una figura che nello scenario della produzione culturale veneziana ha lasciato tracce solo episodiche collegate ad eventi istituzionali di grande richiamo (Biennale ecc…), inoltre, pur essendo un teorico critico verso il sistema dell’arte, non pare particolarmente interessato, oggi, alla sopravvivenza della produzione culturale della città. Vediamo, tra gli altri, nomi di rappresentanti dell’Università, una comunità di intellettuali con la quale ho frequenti contatti, grazie al mio lavoro di artista visivo: certo vi si trovano persone stimolanti e sensibili, ma per lo più si tratta di dotti cerebrali privi di idee innovative, e molto calcolatori. Alcuni di questi personaggi, che avevano in passato espresso apprezzamento per il mio lavoro, da quando intervengo su giornali e altri media esprimendo le mie opinioni e partecipando a quel dibattito sulla “produzione culturale locale” i cui effetti positivi sono sotto gli occhi di tutti, mi hanno persino tolto il saluto, cioè sono parte attiva del clima omertoso che deve subire chi, a Venezia, fa cultura seguendo vie indipendenti che si distaccano dal conformismo generale.
Non vi sono più molti artisti di prestigio a Venezia? Suvvia, se i politici hanno da tempo deciso di trasformare la città in un paradiso di bed & breakfast piuttosto che un laboratorio di cultura, non è difficile pronosticare come in futuro i vuoti da riempire (conseguenza di scelte politiche errate) saranno sempre più estesi, e non solo in quei “comitati tecnici” frutto di una visione museale della cultura.
Daniele Scarpa Kos