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Verso il confine tra scienza e arte. E oltre. Al MAXXI si viaggia nello spazio con Gravity

di - 4 Dicembre 2017
A poco più di un secolo dalla formulazione della teoria della Relatività Generale di Albert Einstein, che ha rivoluzionato la visione dell’universo e i concetti di spazio e tempo, non più assoluti ma relativi e dipendenti da chi li osserva, il Maxxi, con la collaborazione dell’ASI-Agenzia Spaziale Italiana e dell’INFN-Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ospita “Gravity. Immaginare l’universo dopo Einstein”, in cui lo sguardo della scienza si mescola all’intuizione dell’arte, offrendo la possibilità di avvicinarsi alle innovazioni della fisica moderna.
Scopo della mostra è quindi quello di superare la tensione tra il metodo scientifico e la ricerca artistica, evidenziando la comune aspirazione alla conoscenza, in un processo che supera le diversità del linguaggio, abbattendo recinti e specialismi, per giungere a una sintesi inedita tra due mondi che, nella società odierna, sono divisi da rigide categorie ma che, qui, si integrano dando vita, con nessuna percezione di differenza, alla ricomposizione di una cultura unitaria.
Una serie di istallazioni scientifiche, reperti storici e simulazioni di esperimenti, come il Cannocchiale di Galileo, strumento simbolo della nascita delle scienza moderna che ribalta il modello della conoscenza dogmatica, e lo Specchio di Virgo, interferometro laser che capta le onde gravitazionali, dialogano con opere di artisti moderni e contemporanei. Come 3 Stoppages-Étalon, realizzata in coincidenza con le nuove scoperte einstaniane e che riflette il momentaneo smarrimento dovuto alla rivelazione della parziale visione della realtà, in cui Marcel Duchamp conia una sua personale unità di misura data dal caso, o come Cosmic Concert, la grande e complessa installazione di Tomàs Saraceno, metafora del cosmo che ci immerge in un percorso fatto di frequenze, non udibili ma percepibili, onde gravitazionali e buio e che ci identifica come elementi di un discorso universale. Sospesi nella luminosa hall del museo, il modello della Sonda Cassini, che da poco ha concluso il suo viaggio tuffandosi nelle colorate nubi di Saturno, e l’istallazione di Saraceno, Aeroke, composta da due palloni aerostatici specchianti che captano i suoni impercettibili dispersi nell’atmosfera, anticipano la mostra in cui, all’interno di uno spazio debolmente illuminato che dà la sensazione di passeggiare nell’universo, viene presentata la storia delle visioni cosmiche dall’antichità a oggi.
L’esposizione, suddivisa in tre sezioni, Spaziotempo, Confini e Crisi, concetti chiave per orientarci in ciò che accomuna la ricerca dello scienziato e dell’artista, esprime la continua evoluzione del pensiero scientifico e filosofico dell’uomo che, insoddisfatto da un modello non più in grado di spiegare la realtà, è attratto dalla frontiera che separa il nuovo e il vecchio, il sapere e l’ignoranza. É inoltre in programma “Gravity. Oltre la mostra”, una costellazione di eventi che approfondiscono i temi trattati facendoci compiere un ulteriore passo verso la scoperta. (Elisa Eutizi)

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