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Vita notturna di un artista dionisiaco. A Napoli Jan Fabre si racconta, in occasione di 4 mostre

di - 27 Marzo 2019
Dopo anni in cui vivisezionava gli attori che portava in scena – come nella maratona di 24 ore di Mount Olympus. To Glorify the Cult of Tragedy – o gli insetti usati nelle sue mostre, come per “Spiritual Guards” a Firenze, nel 2016, ora è lo stesso Jan Fabre a mettersi a nudo, facendoci entrare nel momento più intimo e privato: l’attimo dell’illuminazione, dell’idea e creazione notturna. O meglio, cimentandosi per la prima volta nella scrittura in italiano, in The night writer. Giornale notturno, nella prima rappresentazione assoluta che inaugura la seconda edizione di FOG Triennale Milano Performing Arts, il festival promosso dal Teatro dell’Arte della Triennale, Fabre si racconta attraverso un testo che raccoglie appunti, riflessioni e stimoli di quasi quarant’anni di ricerca e lavoro costanti.
A un diario diurno fatto di progetti e ambizioni, si alterna un enfatico diario notturno, dove il dionisiaco si impossessa del corpo e della mente dell’artista, il fascino della carne travolge i sensi, dando vita alle migliori opere teatrali e artistiche di Fabre, come lui stesso ha dichiarato, ora raccolte nei due volumi Giornale notturno I e II pubblicati in Italia da Cronopio. Il volume III sarà presentato a Napoli, il 27 marzo 2019, in occasione dell’apertura di una serie di mostre al Museo di Capodimonte, allo Studio Trisorio, al Museo Madre e al Pio Monte della Misericordia.
Ma non è lui a narrarsi. Al centro del palcoscenico del Teatro dell’Arte c’è una scrivania con sopra un posacenere, un pacchetto di sigarette, qualche bottiglia di vetro piena d’acqua e un plico di fogli. Lino Musella, poliedrico attore spesso in coppia con Paolo Mazzarelli, seduto alla scrivania legge, o scrive, il giornale notturno, diventando così la maschera della messa in scena di Fabre. Un’ora e mezza di lettura di meditazioni, di domande, di sollecitazioni e di intimi ricordi, intermezzate da molte sigarette e da poche canzoni, nate da qualche cicatrice. Un racconto che passa attraverso brani tratti da alcuni dei lavori più importanti dell’artista dal 1978 al 1991, come La reincarnazione di Dio, L’Angelo della Morte, Io sono un errore, L’imperatore della perdita, Il Re del plagio, Corpo, servo delle mie brame, dimmi…, Io sono sangue, La storia delle lacrime, Drugs kept me alive.
A un primo sguardo, il Giornale Notturno è un semplice viaggio negli anni, senza un ordine temporale preciso, che diventa una retrospettiva su un grande ed eclettico artista. Ma osservando più attento, il lavoro appare come una curiosa e insana ricerca dell’archetipo dell’arte del regista fiammingo. Una confessione che evidenzia, quasi come per trovare una giustificazione, i punti fermi del suo modus operandi, come il forte maschilismo, l’uso feroce quasi disumano degli attori e performer, una continua ricerca “cupa” e cinica del reale.
Un percorso costante fatto di passione selvaggia per l’arte, con alti e bassi, ma con la consapevolezza che le debolezze che oggi porta in scena l’hanno trasformato in un artista criticamente e stilisticamente caratterizzante: ma è proprio questo svelamento del retroscena a trasformare quello che apparentemente è il sadismo di un artista, verso il mondo e verso il proprio lavoro, in un metodo. (Giulia Alonzo)

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