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Yerevan, oggi. Una grande mostra apre l’Armenia al contemporaneo, da Boetti a Weiner

di - 24 Settembre 2018
Chi volesse partire per un viaggio alla scoperta dei nuovi luoghi del contemporaneo, potrebbe segnare nel diario di bordo Yerevan. Capitale d’alta quota dell’Armenia, a quasi mille metri sul livello del mare che è molto distante, situata nel cuore dell’altipiano compreso tra il monte Ararat e il fiume Hrazdan, fu abitata fin dal quarto millennio avanti Cristo ed è stata crocevia di eventi storici e di conquiste, da Alessandro Magno all’Unione Sovietica. Qui, dal 25 settembre al 25 ottobre, in occasione del centesimo anniversario della nascita della Repubblica Armena, che è caduto precisamente il 28 maggio 1918, si terrà ICAE2018-International Contemporary Art Exhibition: Armenia 2018. Soundlines of Contemporary Art, corposa esposizione di oltre settanta tra gli artisti più influenti a livello internazionale. Il progetto è curato da Mazdak Faiznia e Marina Hakobyan, ideato da Fabio Lenzi e Alberto Cagliostro e organizzato da Shaula International LLC.
La manifestazione unisce pittura, scultura, fotografia, video e installazione e inoltre prevede un nutrito calendario di workshop e talk con personalità internazionali del mondo dell’arte. Molti degli artisti coinvolti hanno deciso prendere l’occasione al volo per conoscere meglio un territorio dall’indiscutibile fascino e hanno realizzato le proprie opere in situ oppure hanno organizzato workshop e laboratori con gli studenti delle accademie locali. La manifestazione si estende alla città con una diffusione capillare in sette dei più importanti luoghi a vocazione culturale: Armenian Center for Contemporary Experimental Art, Aram Kachaturian Museum, Cafesijan Center for the Arts, Hay Art Cultural Center, Artists’ Union of Armenia, A. Spendiaryan Opera and Ballet National Academic Theater, Armenian General Benevolent Union-AGBU.
Il titolo “Soundlines of Contemporary Art” evoca La via dei canti (The Songlines), il noto libro di Bruce Chatwin sulla tradizione orale degli aborigeni australiani. La mostra rivela come l’arte armena sia armonicamente in sintonia con l’arte contemporanea internazionale, similarmente a quanto avviene in un’orchestra, in cui il suono del duduk armeno si integra perfettamente con gli altri strumenti. I concetti sono quelli dell’interazione culturale e della circolazione del pensiero, mentre identità, mobilità, territorio e confine sono i termini di questa mappa ideale.
A rappresentare l’Italia, nomi come Rossella Biscotti, Alighiero Boetti, Loris Cecchini, Chiara Dynys e Roberto Pugliese, in un contesto internazionale composto da artisti come, tra gli altri, Francis Alÿs, Christian Boltanski, Herman De Vries, Shilpa Gupta, Mona Hatoum, Ilya & Emilia Kabakov, Adrian Paci, Anri Sala, Lawrence Weiner, Sislej Xhafa, Chen Zhen.
In esposizione anche “Open Sounds of Contemporary Art”, progetto espositivo dedicato, in particolare, agli artisti armeni – ma figura anche l’italiano Alessandro Pizzo – realizzato tramite una open call.
In home: Chiara Dynys, Vega, 2018. Image credit: Studio Chiara Dynys Milan
In alto: The Carrousel, da video Last Riot 2 2005-2007. ©AES F ARS New York Image, courtesy of the artists and Triumph Gallery Moscow

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