Bassano 29 agosto 2025 danza Production Xx- Gush is Great, operaestate ph. Ceccon
Ecco un racconto di alcuni spettacoli da noi visti durante la densissima programmazione di B.Motion di Bassano del Grappa â la sezione del festival Operaestate dedicata ai linguaggi del contemporaneo â diretta con passione e acuta visione e progettualitĂ da Michele Mele. La danza e il teatro la fanno da padrone ma anche la musica contemporanea trova spazio con artisti come kNN, aka Renato Grieco, che fanno della ricerca della sound-art, di sorgenti sonore fisiche e virtuali, il loro campo di indagine. La sezione teatro ha avuto un bel Focus sulla drammaturgia contemporanea, progetto giunto alla terza edizione.
Abbiamo visto Crave della drammaturga inglese Sarah Kane, diretto e interpretato da Leda Kreider. Scritto in uno stile frammentario e ispirato a The Waste Land di T. S. Eliot, in Crave Kane non ha lasciato quasi nessuna didascalia che indichi genere, tempo o luogo dellâazione e proprio grazie a questa deliberata vaghezza, lâopera diventa terreno fertile per lâinvenzione. Dentro una scena delimitata da una doppia tenda di filamenti dalla quale entrare e uscire, nascondersi e rivelarsi, Leda Kreider trasforma il testo in un esteso flusso di coscienza alternato a interventi frammentati con un ritmo âjazzâ, squarciando cupe zone dâombra interiori. Sono quelle che hanno lacerato la vita di Kane, morta suicida nel 1999 a soli 28 anni dopo aver scritto cinque testi che hanno segnato in modo irreversibile la scena europea.
In questa versione di Crave lâattrice incarna, con intensitĂ drammatica e tagliente ironia, mutando toni e suoni, quattro voci identificate solo come A, B, C e M in un dialogo intertestuale. Sono le voci, a turno, di quattro personaggi i quali trascorrono lâintera opera a contendersi tra disperazione nichilista e desiderio dâamore. Crave parla di stupro e violenza sessuale, di abusi infantili, di tossicodipendenza, sciorinando parole di rabbia, battute a ritmo, parole nel vuoto, ma anche momenti di lirismo.
Gli stati dâanimo inquietanti di queste anime che cercano di trovare una via dâuscita dalla loro disperazione, riflettono i concetti di frammentazione dellâidentitĂ che percorrono lâintero testo dalla natura disorientante, ma reso avvincente â col sound di Gianluca Agostini -, dalla bella prova di Leda Kreider, che infine chiude gli occhi, quasi in uno stato beatifico, pronunciando, uscendo di scena, âIâam freeâ, e ritrovarla, con cappuccio e tunica rossa, posizionata a cantare in tedesco con foga e rabbia davanti ad un leggio.
Il secondo appuntamento del Focus è stato con Emilio Vacca e il suo adattamento de Gli anni vuoti ispirato alla vita dello scultore Alberto Giacometti rivelandoci cosĂŹ, ai piĂš, aspetti inediti dellâartista, lâiconografia della melanconia. Il testo coglie un momento simbolico dellâevoluzione dellâartista, una crisi causata dalla morte del padre, nel 1934, e gli anni che seguirono segnati dalla guerra e dalla tragedia del quotidiano.
Il racconto, in forma di efficace mise en espace â e destinato a una interessante messinscena -, reso avvincente dalla intensa, febbrile interpretazione di Vacca e di Valerio Pietrovita, voce del fratello, verte sul travaglio della realizzazione della scultura piĂš strana e atipica di Giacometti, il Cubo, considerato lâunico oggetto astratto dellâartista â fatto inesplicabile in una produzione votata, apparentemente, alla ricerca della realtĂ -, e sul rapporto con lâamato fratello.
La giovane belga Fanny Brouyaux, in To Be Schieve or a Romantic Attempt ritma nervosamente braccia e mani argentate, e poi tutto il corpo dai gesti anche incontrollati, sprigionando man mano stati emotivi dapprima nel silenzio, poi sulla musica dei Capricci di Niccolò Paganini, tra cambi di posture, di vesti, di luci, fino allâimmobilitĂ del tempo fermato. Ă un ipnotico elogio della lentezza â che ricorda le azioni slow motion dei video di Bill Viola -, Gush is Great dei francesi della compagnia Production Xx.
Su una musica techno e brevi sprazzi musicali, cinque figure dagli sguardi fissi, passo lentissimo e gesti delle braccia, catturano lâattenzione mentre avanzano compatti dal fondo della scena, e, in maniera impercettibile, tirare fuori oggetti vari dai loro vestiti senza che individuiamo precisamente da dove.
Ă nella pratica della Compagnia far uso di elementi tipici del luogo dove si esibiscono, catturando situazioni e segni dalla realtĂ circostante. Qui mostrano e lasciano cadere a terra spaghetti, lattine, bicchieri, un ombrello, un quadretto con la foto di Giorgia Meloni, una bandiera della Palestina subito nascosta sotto il pastrano, giocattoli, bolle di sapone, fiori, nastri, e molto altro. Sono tracce del loro esserci, come se la risacca del mare, di cui udiamo lo sciabordio, le depositasse nella nostra e loro memoria.
Mentre procedono nella ripetitivitĂ rotta improvvisamente dal botto di una cassa precipitata dallâalto, contenente piume, câè chi si stacca dal gruppo, subito riassorbito; chi cambia gesto e azioni, fino ad arrivare tutti sul bordo del proscenio e da lĂŹ, forse, precipitare nel vuoto. Il buio improvviso ci lascia il dubbio, ma anche lâaspettativa di un cambio di registro di movimento che poteva rompere lâinsistita partitura gestuale.
Moderno Sisifo, costretto a pedalare allâinfinito tra una lezione di spinning, pause monologanti, video, oratoria spicciola e performativa, dialogo col pubblico per coinvolgerlo nei suoi deliri di vita quotidiana iperattiva, lo spagnolo Sergi Casero trasforma via via il suo ironico spettacolo No pares, sigue sigue â ââŚstrategie di resistenza per rompere lâinerzia della iperproduttivitĂ e dei suoi meccanismi di seduzioneâ â in una performance caciarona che ingloba parte degli spettatori in una baldoria finale estenuante.
Alquanto debole nella sua struttura coreografica e teatrale la performance dello spagnolo Eloy Cruz del Prado Good Job, Good Boy II, che indaga la memoria personale, lâidentitĂ e lâappartenenza sociale, attraverso un racconto di rappresentazione didascalica che ingloba parole, filmati video e una pedana per il corpo in movimento, nei vaghi e ripetitivi spostamenti del performer nello spazio.
La casualitĂ delle forme, la âpossibilitĂ di un corpo di diventare paesaggio, superficie per lâiscrizione di diversi modi di esistereâ, è quanto sperimentano e indagano di volta in volta Demestri+Lefeuvre in Troisième Nature, chiusi dentro due modellabili tute dorate e specchianti, poi dismesse nellâuscita come larve dallâinvolucro, osservati dal pubblico attorno nella loro lenta e trasformativa metamorfosi.
Esperienza, umana e artistica, di intima, toccante partecipazione, per uno spettatore e un performer anziano non professionista, è Ăcoute Pour Voir ideato dalla coreografa Chiara Frigo (progetto di MĂŠdiation Culturelle da unâidea originale di Emmanuel Jouthe/ Danse Carpe Diem), che ha visto disseminati nel grande spazio di una palestra, pubblico e performer muoversi apertamente in cerca di partner con cui interagire. Dentro un segno quadrato delimitato a terra, siamo coinvolti liberamente a interagire con chi si sceglie di condividere il tempo di una canzone o di un brano musicale, legati da un iPod e due paia di cuffie, creando cosĂŹ una connessione di sguardi, di movimenti, di dialogo intenso e raccolto con lâinterprete che ci ha ricevuto con lâinvito âPosso danzare per te?â.
Di due bellissimi spettacoli: Manifestus del coreografo Jacopo Jenna, con tre giovanissimi interpreti di pratica street dance, Simone De Giovanni, Petra Audrey Mangoua Youaleu, Phex; e di Good vibes only (the great effort), performativo dispositivo scenico evocante le logiche dellâalgoritmo digitale, della danzatrice e coreografa Francesca Santamaria con la drammaturgia di Pietro Angelini e il live set sonoro di Ramingo (lo spettacolo, presentato in anteprima, debutterĂ al Romaeuropa Festival), seguirĂ una recensione a parte.
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