Assistere a una performance firmata Masque Teatro è una certezza di estraneazione dell’esistente, parentesi di fuga dal reale per esplorare nuove dimensioni: Kiva, la nuova produzione della compagnia forlivese fondata da Lorenzo Bazzocchi nel 1992, andata in scena ad Atelier Sì a Bologna, ne è una rassicurante conferma. Kiva, come riporta il foglio di sala, «È il nome con cui gli indiani Pueblos designavano, ancora agli inizi del XX secolo, la stanza segreta delle iniziazioni. Luogo sotterraneo, inaccessibile se non ai capi clan, la kiva accoglieva e custodiva i serpenti a sonagli catturati vivi nel deserto e qui chiamati a partecipare a quello che lo storico dell’arte Aby Warburg chiamò “il rituale del serpente”, atto propiziatorio per agognate precipitazioni».
Eleonora Sedioli si muove, unica interprete, in scena su una tavola che segue i movimenti della performer tracciando una danza ipnotica, assottigliando il labile confine tra il rituale magico e quello sacrificale, immergendo lo spettatore in una dimensione dionisiaca. Sedioli, nuda sulla tavola che ne segue e asseconda i movimenti nella penombra della sala, trasforma la scena in luogo di energie e trasformazioni con la sola potenza dell’immagine del proprio corpo che continua poi il suo moto alla ricerca di un altro sostegno, di una forza rigenerante. Nel momento in cui poi incontra una nuova sostanza, una nuova creazione, tutto poi svanisce, come ricorda l’accezione warburghiana di sopravvivenza tutto poi evapora o si fonde come in una sorta di abbraccio ultraterreno.
In un momento in cui il teatro sta affrontando un periodo di rilancio dopo oltre 19 mesi di incertezza, tra sperimentazioni tecnologiche e drammaturgie pindariche, Masque Teatro proseguono la loro ricerca artistica che coniuga discorso filosofico, arte e scienza non deludendo le certezze e le aspettative del proprio pubblico, con la sola potenza del movimento del corpo elevato a gesto rituale e magico.
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