Categorie: Teatro

La Scala in stato d’assedio: Lady Macbeth fra glamour e scintille politiche

di - 8 Dicembre 2025

Alla Scala, il 7 dicembre non è mai solo un appuntamento: è un dispositivo scenico che mette in moto desideri, tensioni e rituali. Quest’anno Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk accende tutto più del solito, complice una serata dove il glamour dei palchi convive con le proteste in piazza e con l’attesa per la dodicesima inaugurazione di stagione diretta da Riccardo Chailly. L’opera di Dmitrij Šostakovič, genio inquieto del Novecento, torna nella sua veste più brutale, mentre il pubblico milanese sfoggia il consueto mix di eleganza, curiosità e giudizi sussurrati tra un palchetto e l’altro.

Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, Teatro alla Scala, Milano, 2025

La regia è affidata a Vasily Barkhatov, enfant terrible del teatro musicale russo, noto per le sue letture crude, psicologiche, mai concilianti. Anche qui la mano è riconoscibile: è un allestimento che non cerca compromessi. Violenza domestica, desiderio che sfugge al controllo, sopraffazione maschile, omicidi a catena. La Scala aveva avvertito il pubblico della presenza di scene violente, e non era un eufemismo. Ma alla fine l’opera conquista comunque oltre dieci minuti di applausi, segno che la sala, pur turbata, ha riconosciuto la forza dell’impianto teatrale.

Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, Teatro alla Scala, Milano, 2025

La trama: un’ascesa, una caduta

Al centro c’è Katerina Izmajlova (interpretata magistralmente dalla 47enne statunitense Sara Jakubiak), giovane donna intrappolata in un matrimonio freddo, soffocata da un suocero brutale e da un marito inerme. Quando incontra Sergej, un lavorante della tenuta, la passione divampa e diventa motore di una spirale di sangue: prima l’uccisione del suocero, poi quella del marito, poi l’inganno della comunità. L’ascesa di Katerina come nuova padrona di casa è breve: la scoperta di un bambino erede legittimo fa precipitare tutto, fino all’arresto e a un finale cupissimo, dove amore, colpa e gelosia si annientano a vicenda. Una tragedia che corre senza respiro.

Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, Teatro alla Scala, Milano, 2025

Piazza calda, platea glacée

Fuori dal teatro la tensione non manca: sindacati del mondo dello spettacolo, gruppi pro-Palestina e attivisti hanno occupato Piazza Gaza (così ribattezzata piazza della Scala) con cori, striscioni e rivendicazioni. Si protesta contro la precarietà del settore, contro le politiche culturali e, in alcuni casi, contro l’idea stessa di celebrare un rito “di lusso” in un periodo sociale così teso.

Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, Teatro alla Scala, Milano, 2025

A tutto ciò si aggiunge la polemica sulla scelta di un’opera russa per inaugurare la stagione. In un clima geopolitico acceso, qualcuno ha definito la decisione poco sensibile; altri hanno ricordato che Šostakovič fu un artista perseguitato dal regime e che la sua opera è, se mai, denuncia, non propaganda. La discussione conferma quanto la cultura sia terreno fragile e inevitabilmente politico.

Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, Teatro alla Scala, Milano, 2025

Dentro, invece, il rito resiste: abiti couture, velluti profondi, gioielli che illuminano la sala e passerelle spontanee tra platea e palchi. Sul fronte celebrity spiccano Mahmood, in nero e oro, e Achille Lauro, che non perde occasione per ricordare che “l’opera è per tutti”, mentre la passerella politica non è da meno: presenti il sindaco Beppe Sala, il presidente Attilio Fontana, la senatrice Liliana Segre, accolta da un applauso lungo e affettuoso, e il ministro Alessandro Giuli. Una sfilata parallela a quella del palcoscenico, dove ogni ingresso sembra avere una sua precisa coreografia.

Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, Teatro alla Scala, Milano, 2025

Una serata tesa, scintillante, discussa, dunque perfettamente “da Prima”. Con Chailly ormai rodato e un Šostakovič più attuale che mai, la Scala ricorda che l’arte, quando è viva, non tranquillizza: disturba, divide e, proprio per questo, resta.

Dopo gli studi al Politecnico di Milano e all'Accademia di Belle Arti di Brera, collabora con diverse testate di teatro e arte. Studiosa di arti visive, design e spettacolo dal vivo, è particolarmente interessata alla ricezione e alla simbologia delle opere d'arte nella società contemporanea. Attualmente impegnata nello sviluppo del portale trovafestival.com, la cultura in movimento.

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