Natale in casa Cupiello, regia di Lello Serao, foto di Anna Camerlingo
Restituisce l’arte all’arte e apre squarci di pura poesia questo bellissimo “Natale in casa Cupiello” in forma di monologo, di sapore assolutamente tradizionale, proprio come lo immagineremmo, ma anticonvenzionale nella forma, restituito da un solo attore, Luca Saccoia, e da una macchina scenica che ha un ulteriore “sapore”: quello della meraviglia, dove c’è tutta la magia del teatro, coi suoi trucchi scenici qui ancor più manifesti per via dell’utilizzo di marionette, mosse a vista o invisibili. Si direbbe una sinfonia con strumento solista e un “coro” di pupi, con sette manovratori (alcuni giovanissimi, formatisi presso il laboratorio del Teatro Area Nord di Scampia, esperienza umana e professionale preziosa, con la direzione di Irene Vecchia) al servizio di un rito di rievocazione, tra sogno e incubo, della celeberrima commedia di Eduardo De Filippo.
Il progetto nasce da un’idea di Vincenzo Ambrosino e Luca Saccoia, con la regia Lello Serao. Fra le più riuscite dell’autore napoletano (la compose a tappe e, cosa curiosa, partendo dal secondo atto, sviluppando poi gli altri due), la nota vicenda ruota intorno alla figura del mite e candido capofamiglia Luca Cupiello, il quale, per l’alienazione dal mondo reale in cui vive, involontariamente crea e alimenta equivoci e tensioni.
Assorto come ogni anno nei preparativi del presepio – che ama come una sua creatura -, da costruire ogni vigilia di Natale con sempre maggior cura, circondato dall’ostilità e dall’indifferenza degli altri membri della famiglia per questa sua maniacale passione, non si accorge del dramma che attorno a lui sta per esplodere: la figlia Ninuccia, fatta sposare al ricco Nicola, è innamorata di Vittorio e vuole lasciare il marito, la moglie Concetta gli nasconde il dramma. E poi c’è quel figlio Tommasino, “Nennillo”, scapestrato e scansafatiche, che snobba il suo presepe, negandogli un minimo di soddisfazione.
Il finale malinconico sarà rischiarato da una luce di grande poesia secondo quel trascolorare dalla comicità più farsesca alla drammaticità da teatro naturalista. Sdoppiandosi o moltiplicandosi, mutando toni e inflessioni con inventiva di posture ed espressioni, occupando spazi e scomparendo, ricreando umori e atmosfere, Luca Saccoia, di straordinaria bravura, si accaparra tutti i personaggi dando loro un’anima. Nell’addensarsi di ricordi del protagonista, evocati attraverso tutte le figure, il suo è il sogno di Tommasino, che, dopo aver pronunciato l’agognato “sì” al padre sul letto di morte, rivive e fa rivivere quel “Natale” che lo ha fatto diventare uomo d’amore.
L’allestimento è impaginato dentro preziose scenografie di artigianale fattura (di Tiziano Fario) che mutano sorprendentemente diverse nei tre atti. Il primo si apre su un fondale dipinto, costellato di tutte le immagini che simboleggiano alcuni elementi della commedia – le scarpe e il cappotto che Tommasino sottrae allo zio Nicola per venderseli, la lettera, il biglietto di 5 lire rubate, il presepe, la tazza di latte, il letto… –, alcune delle quali si schiudono come finestre da dove appaiono le marionette in dialogo col corpo dell’attore, e in un gioco d’ombre; il secondo atto è ingombro di oggetti in miniatura – una pedana con una lunga tavola, le sedie attorno, il presepe – e una parte a vista dell’impalcatura scenica; il terzo, infine, disvela l’intera macchina scenica con al centro il letto del moribondo e ai lati, insieme ai pupazzi poggiati, seduti i sei manovratori rigorosamente immobili, voci di quel contorno di familiari nella veglia attorno a Lucariello. Di grande bellezza quest’ultima sequenza che lo vedrà scarnire la marionetta rivelandone la nudità lignea, deposta infine sulle braccia di un enorme angelo sospeso: una deposizione scultorea plasmata dalle suggestive luci pittoriche di Luigi Biondi. Spettacolo di grande fascinazione, questo “Natale in casa Cupiello” è, ai nostri occhi, un capolavoro di reinterpretazione di Eduardo.
“Natale in casa Cupiello”, spettacolo per attore cum figuris, un’idea di Vincenzo Ambrosino e Luca Saccoia, regia Lello Serao, manovratori Salvatore Bertone, Paola Maria Cacace, Lorenzo Ferrara, Oussama Lardjani, Irene Vecchia formazione e coordinamento manovratori Irene Vecchia, luci Luigi Biondi e Giuseppe di Lorenzo, costumi Federica del Gaudio, musiche originali Luca Toller, realizzazione scene Ivan Gordiano Borrelli, direttore di produzione Hilenia De Falco. Produzione Teatri Associati di Napoli e Interno 5 con il sostegno di Fondazione Eduardo De Filippo e Teatro Augusteo. A Napoli, Teatro Bellini, fino all’8 gennaio 2023.
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