Cenerentola, Chiara Amarù. © Andrea Ranzi (Casaluci-Ranzi)
Quando Giacchino Rossini mise mano a quella che sarebbe diventata una delle opere più rappresentate nel mondo aveva appena 25 anni. Da soli due anni aveva finito di comporre il suo più grande successo, “Il barbiere di Siviglia”, e aveva all’attivo già più di 20 composizioni. “La Cenerentola, ossia La bontà in trionfo” venne scritta in poco più di tre settimane, a partire dal libretto di Jacopo Ferretti. Il debutto al Teatro Valli di Roma nel 1817 non fu un successo ma poi la partitura iniziò a girare tra l’Italia e l’estero. D’altronde Cendrillon di Charles Perrault è una fiaba senza tempo, con cui sono cresciute milioni di bambine e che fa sognare ancora oggi grazie ai vari riadattamenti Disney. E, in fondo, la trama di tutti i romanzi rosa è già lì. Nel 2016 la regista teatrale e cinematografica Emma Dante ha riportato in scena l’opera di Rossini con la produzione del Teatro dell’Opera di Roma. Dopo diversi rinvii causa Covid, è arrivata al Teatro Comunale di Bologna con la direzione di Nikolas Nägele e la Tournée proseguirà per il 2022 in diversi teatri italiani.
La vicenda è nota: Angelina, cantata da Chiara Amrù, figliastra di Don Magnifico, interpretato dal superbo Vincenzo Taormina, è relegata al ruolo di serva di casa, mentre le due sorellastre Clorinda e Tisbe, rispettivamente Sonia Ciani e Aloisa Aisemberg, la comandano e la umiliano. C’è poi il principe Don Ramiro, Antonino Siragusa, che cerca moglie e cambia d’abito con il suo servitore Dandini – Nicola Alaimo in alternanza con Andrea Vincenzo Bonsignore – per cercare solo il vero amore.
Mentre le due sorelle iniziano uno sfacciato corteggiamento con il Dandini, convinte che diventerà re, Angelina si innamora proprio di Don Ramiro. Il resto è storia, quella che ha fatto desiderare a tutte le bambine di essere invitate a un grande ballo in maschera, di perdere la scarpetta e di trovare il principe azzurro lontano dalle venialità terrene.
Tra abiti e scenografia sfacciatamente pop, con colori sgargianti e mobili dalle dimensioni XXL, questo doppio livello tra realtà e illusione è ben chiaro nella rappresentazione scenica di Emma Dante. Nella fiaba gli unici amici della sventurata fanciulla sono i suoi piccoli assistenti, gli uccellini e i topini che allietano la sua giornata. Al loro posto, la regista propone un gruppo di bambole meccaniche, copie della protagonista che però hanno sulla schiena le grandi chiavi che servono per ricaricarle, come se fossero dei carillon: sono esseri incapaci di comunicare con il mondo, un po’ come la protagonista che, con la sua umile altezzosità, si mostra superiore alle cattiverie che la circondano.
Allo stesso modo, Don Ramiro, anche lui circondato di valletti meccanici vestiti come lui, si muove in un piano superiore o, semplicemente, “altro”, rispetto al resto dei personaggi in scena, lavorando affinché sia l’amore a trionfare: la regia sottolinea così la dualità tra buoni e cattivi, tra verità e finzione.
Il meraviglioso “dramma giocoso” della “Cenerentola”, pensata da Rossini come una fiaba con la sua brava morale, grazie a Emma Dante si rivela un racconto dal sapore dark, in cui forse a vincere sono proprio l’alterità e la finzione. La Tournée proseguirà per il 2022 in diversi teatri italiani.
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