Le fondamenta risalgono al medioevo, il suo aspetto attuale è opera di Filippo Juvarra, al suo interno è ospitato un Museo di Arte Contemporanea che si è meritato la stima della comunità scientifica internazionale. E’ il Castello di Rivoli ex residenza sabauda, il cui museo festeggia il 18 dicembre i suoi venti anni di attività.
Il grandioso progetto originale di Juvarra del 1718 non fu mai realizzato completamente, quello che vediamo adesso è circa un terzo del maestoso edificio pensato dall’architetto messinese.
Dopo anni di incuria e vicissitudini varie, dall’occupazione napoleonica a quella delle truppe tedesche durante la seconda guerra mondiale, nel 1978 la Regione Piemonte decide di restaurare il castello (proprietà del comune di Rivoli dal 1860) e di farne la sede del Museo d’Arte Contemporanea. Il restauro è affidato a Andrea Bruno che “segue il criterio di fissare la situazione del cantiere incompiuto di Juvarra, senza completamenti né rifacimenti”.
Il risultato è sorprendente: una scala sospesa nel vuoto, un cubo di cristallo, strutture attuali che si innestano sull’antico; vetro e acciaio che dialogano in armonia con i materiali settecenteschi.
Terminati i restauri, il 18 dicembre 1984 viene inaugurato il Museo di Arte Contemporanea con la mostra Ouverture e la direzione di Rudi Fuchs, al quale nel 1991 succede Ida Gianelli, ancora alla guida del Museo.
Recentemente è stato completato il restauro della cosiddetta Manica Lunga, l’unica parte del complesso seicentesco giunta fino a noi; l’interruzione dei lavori dello Juvarra ne impedì la distruzione. Un corridoio lungo e stretto originariamente costruito per ospitare le collezioni d’arte di Carlo Emanuele I di Savoia. Curioso: a distanza di quattro secoli l’edificio recupera la sua originaria destinazione.
Gli ampi e luminosi spazi del Castello di Rivoli accolgono una collezione permanente di arte contemporanea, un teatro, una biblioteca e sale riservate alla organizzazione di mostre temporanee.
La collezione permanente è costituita da opere minimal e concettuali, c’è una sala dipinta da Sol Lewitt, spazio per l’Arte Povera e sculture di Michelangelo Pistoletto, Emilio Vedova e Lucio Fontana, Mario Merz e le opere geometriche di Peter Halley. Ma anche i recentissimi Vanessa Beecroft e Maurizio Cattelan, scelte che dimostrano la continua voglia di aggiornarsi del museo.
L’elenco degli artisti presenti è lunghissimo, le opere in mostra vanno dal secondo dopoguerra ai giorni nostri, anni nei quali il linguaggio artistico si è evoluto ad un ritmo sorprendente, e –tra rivoluzione di stili e di materiali impiegati- il concetto stesso di opera d’arte è stato rivisto.
Per festeggiare le venti candeline una retrospettiva su Franz Kline (1910-1962), inaugurata in ottobre, che si protrarrà fino al prossimo 30 gennaio e agli inizi del 2005 una mostra dedicata a Mario Merz, il grande artista italiano scomparso l’anno scorso. E, last but not least, sabato 18 e domenica 19 l’ingresso al museo è gratuito (sabato apertura dalle 12 alle 17, domenica dalle 10 alle 21) per tutti.
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antonella bicci
[exibart]
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