La mostra fa parte di un progetto didattico che il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli ha inaugurato qualche anno fa con i laboratori per bambini di Enrica Borghi o di Carla Accardi.
Stefano Arienti (Mantova, 1961) è un giovane artista che lavora a Milano. La sua passione, od ossessione, per la raccolta di oggetti come le palline, ricorda un po’ il bambino che c’è in tutti noi che ha il continuo bisogno di raccogliere cose, anche le pietre, quasi a cercare di costruire una propria impalcatura di ricordi fatti di forme e segni, nella ricerca un linguaggio personale. Come si presenta questa esposizione interattiva? In una sala sono esposte sulle pareti le rielaborazioni, su grandi fogli di lucido, di elementi decorativi di stoffe o tappeti trovati dall’artista durante i suoi viaggi. L’operazione che fa Arienti non è la semplice trasposizione di un disegno da una superficie ad un’altra. Vediamo infatti una serie di tratti che fanno parte di un certo ben definito substrato culturale. Il nostro intelletto tende a ricondurre certi elementi ad una cultura precisa anche se essi sono al di fuori del proprio contesto. La prima e più sorprendente conclusione alla quale si arriva è che il segno diviene mezzo di trasmissione di un significato. Ma quale significato si porta dentro? Il segno è allora portatore di una propria memoria? Arienti da’ luogo, attraverso questa operazione di astrazione, ad un’interessante discussione sul significato di segno alla quale magari si rimanda in un secondo momento.
Il percorso creativo/interattivo non si conclude qui. Un tappeto azzurro – le evocazioni della dimora nomade non sono solo casuali – ricoperto di non so quante palline di gomma conduce al reale scopo didattico della mostra. In questo spazio i bambini sono i veri protagonisti. Le palline un mezzo, uno strumento, da utilizzare per il disegno. Ho avuto modo di seguire una parte dell’attività didattica legata alla mostra e devo ammettere che l’effetto globale è positivo, sia da un punto di vista pedagogico, che da quello legato all’aspetto creativo. Per questa occasione Stefano Arienti ha appositamente realizzato un libro disponibile nel bookshop del Castello.
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Michela Cavagna
Mostra visitata il 22 Febbraio
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