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fino al 12.IV.2003 | Nzingah Muhammad | Torino, Galleria Alberto Peola

di - 11 Marzo 2003

L’arte occidentale della fotografia l’ha appresa a 16 anni, quando suo padre le ha regalato la sua prima macchina fotografica. Da allora non ha smesso di scattare foto al proprio mondo. Ma cosa vuol dire “proprio mondo” per una donna afro americana musulmana nata e cresciuta a New York? Con sei madri, trenta fratelli ed un padre osservante Nzingah Muhammad (New York, 1976) è l’esempio di una identità percorsa da contrastanti forze e riferimenti socio-culturali-esistenziali contrapposti.
La giovane fotografa newyorkese si sta affermando come ritrattista di donne della sua stessa estrazione, introdotte in ambienti domestici all’interno di intense composizioni studiate nei minimi dettagli, al fine di ottenere un set ipersignificante, un mondo di senso che prosegue dentro il solco di un’arte femminile affermatasi negli anni Settanta. Le sue donne sono specchio della propria condizione. Non di rado gli autoscatti la pongono al centro del suo lavoro, per ridarle il senso di un’aderenza totale tra ciò che l’artista è e ciò che fa. Muhammad non è un’antropologa, non studia culture e religioni dal di fuori, ma vive tutto quello che ritrae. Osservare e scattare significa per lei catturare, comprendere, riproporre, interpretare ed esorcizzare la tensione irrisolta, tra la massiccia tradizione islamica e la velocità laica dell’occidente, di cui è figlia. Spinta dalla sete di conoscenza ha viaggiato fino in Togo e in Ganha, in quell’Africa nera musulmana dove vi è una delle fonti della propria identità. L’altra fonte è invece New York, la metropoli che racchiude il mondo intero, capitale della globalizzazione, della multiculturalità e dell’arte contemporanea.
Nelle foto di Nzingah ogni gesto è una posa, ogni posa è un messaggio, ogni messaggio un senso. Il corpo è trasformato in icona senza tempo, probabile dialogo tra iconoclastia islamica e comunicazione occidentale. Mani e veli, pose e sguardi condensano la forza di significati intuitivi dentro storie da intuire che parlano di cambiamenti lenti e profondi negli individui e nelle culture. Il ruolo femminile è il filo rosso che assume una monumentalità domestica per riflettere la dignità con cui sopporta divieti e tentazioni. Il che definisce un intento critico ma riflessivo da parte di un’artista che trova i suoi riferimenti in Carrie Mae Weems, Tina Barney, Shirin Neshat ed Eorna Simpson.
L’artista è anche soggetto, regista, costumista e scenografa delle proprie fotografie. Si tratta di identità multiple che restano dietro il lavoro e connotano un fare artistico teso all’autonomia ed al controllo totale.
Con scatti in cui tempo e spazio sono cancellati o sospesi da sfondi monocromi di seducente piattezza, o da ambienti appena accennati, Nzingah Muhammad diviene consapevole di appartenere sia all’Islam sia agli Stati Uniti, anche se non sa ancora come vi appartiene. Fotografando tenta di scoprirlo.

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Nzingah Muhammad
dal 5 marzo al 12 aprile 2003
Galleria Alberto Peola, Via della Rocca 29, 10123 Torino
Tel. 0118124460 e-mail: a.peola@tin.it
dal lunedì al sabato 15,30-19,30 mattino su appuntamento


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