Per questa mostra da Alberto Peola, la giovane fotografa inglese Sophy Rickett espone il suo lavoro più recente. Si tratta di una serie di paesaggi notturni ripresi in serie. Un punto in ogni fotografia traccia una linea immaginaria a seguire nella fotografia successiva, creando un unico disegno e delineando un solo spazio. In modo impalpabile, lo spazio disegnato stringe insieme tanto l’ambiente espositivo della galleria, in cui lo spettatore si muove, quanto quello fotografico interno ai lavori.
La percezione non si frammenta nelle diverse immagini, ma diventa una linea continua fatta di punti luminosi che si susseguono l’uno all’altro. Si disegna così una sorta di dimensione narrativa fatta tutta di immagini e luce, che si muove tra le fotografie e traccia zone estese ad intervalli, interne alla stessa dimensione spaziale del lavoro. La struttura è dinamica e scivola in modo insinuante da un’opera all’altra.
I paesaggi notturni non indicano un annullamento e un soppressione dello spazio vissuto: al contrario intendono una ricchezza di opportunità di vita e di esperienza ancora da dischiudere. All’interno di questo spazio è descritta la possibilità di un luogo ancora invisibile: si direbbe un non-luogo in cui ogni evento, scaturito dall’esperienza o dall’immaginazione e dal sogno, diventa plausibile.
Anche per questa ragione le fotografie risultano aperte concettualmente a numerose interpretazioni, non ponendosi allo spettatore in maniera aggressiva, ma in modo suggestivo e accattivante. La qualità estetica dei lavori acuisce queste caratteristiche e rende il risultato finale ancora più armonico e ben proporzionato.
Il buio della notte diventa quasi una materia colorata che costituisce e da forma all’immagine, con una sua vita e potenzialità propria. E’ una sorta di reinvenzione della fotografia attraverso il buio, che consente all’artista di disegnare spazi nuovi, inesistenti e realissimi nello stesso tempo, che sfiorano una dimensione quasi surreale. Infatti lo spazio delineato dall’immagine fotografica non si realizza quasi più in una dimensione prospettica tradizionale, ma pare espandersi in modo euritmico oltre i confini bidimensionali della fotografia e al di là di quelli tridimensionali concreti, comprendendo al suo interno una dimensione temporale e narrativa.
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