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Fino al 13 aprile | Sophy Rickett | Torino, Galleria Alberto Peola

di - 12 Marzo 2002

Per questa mostra da Alberto Peola, la giovane fotografa inglese Sophy Rickett espone il suo lavoro più recente. Si tratta di una serie di paesaggi notturni ripresi in serie. Un punto in ogni fotografia traccia una linea immaginaria a seguire nella fotografia successiva, creando un unico disegno e delineando un solo spazio. In modo impalpabile, lo spazio disegnato stringe insieme tanto l’ambiente espositivo della galleria, in cui lo spettatore si muove, quanto quello fotografico interno ai lavori.
La percezione non si frammenta nelle diverse immagini, ma diventa una linea continua fatta di punti luminosi che si susseguono l’uno all’altro. Si disegna così una sorta di dimensione narrativa fatta tutta di immagini e luce, che si muove tra le fotografie e traccia zone estese ad intervalli, interne alla stessa dimensione spaziale del lavoro. La struttura è dinamica e scivola in modo insinuante da un’opera all’altra.
I paesaggi notturni non indicano un annullamento e un soppressione dello spazio vissuto: al contrario intendono una ricchezza di opportunità di vita e di esperienza ancora da dischiudere. All’interno di questo spazio è descritta la possibilità di un luogo ancora invisibile: si direbbe un non-luogo in cui ogni evento, scaturito dall’esperienza o dall’immaginazione e dal sogno, diventa plausibile.
Anche per questa ragione le fotografie risultano aperte concettualmente a numerose interpretazioni, non ponendosi allo spettatore in maniera aggressiva, ma in modo suggestivo e accattivante. La qualitĂ  estetica dei lavori acuisce queste caratteristiche e rende il risultato finale ancora piĂą armonico e ben proporzionato.
Il buio della notte diventa quasi una materia colorata che costituisce e da forma all’immagine, con una sua vita e potenzialità propria. E’ una sorta di reinvenzione della fotografia attraverso il buio, che consente all’artista di disegnare spazi nuovi, inesistenti e realissimi nello stesso tempo, che sfiorano una dimensione quasi surreale. Infatti lo spazio delineato dall’immagine fotografica non si realizza quasi più in una dimensione prospettica tradizionale, ma pare espandersi in modo euritmico oltre i confini bidimensionali della fotografia e al di là di quelli tridimensionali concreti, comprendendo al suo interno una dimensione temporale e narrativa.
A differenza della maggior parte dei lavori in mostra, che riprendono paesaggi urbani, un’opera esposta all’entrata della galleria mostra un campo di fiori. Il cielo è buio e notturno e la luce che illumina il lavoro proviene direttamente dalla vegetazione, che pare estendersi all’infinito in profondità. A ben guardare è però possibile rilevare all’interno di questo spazio naturale la traccia seminascosta delle ruote di una motocicletta: questo particolare accentua la profondità dello spazio fotografico, spingendo l’occhio di chi guarda direttamente all’interno del lavoro e verso l’orizzonte, amplificando i confini visivi. Nello stesso tempo la presenza di una traccia, del segno fisico, anche se quasi impercettibile, di un passaggio umano, fa pensare a una presenza passata: è come una narrazione mancata e non del tutto esplicita, di cui possiamo solo supporre e immaginare.

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mostra visitata il 5 marzo 2002


Sophy Rickett
Dal 5 marzo al 13 aprile 2002
Torino, Galleria Alberto Peola, via della Rocca 29
orari mart/sab 15,30/19,30
tel. 0118124460 fax. 0118396467 a.peola@iol.it


[exibart]

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