Alla base della poetica di Jesper Just (Copenhagen, 1974) è una nuova identità nelle relazioni umane. Questo giovane artista analizza, nei suoi video, rapporti non convenzionali, delineando una nuova natura della mascolinità.
Emblematici i tre video presentati a Torino. Nella sala principale sono proiettati Heaven and Bliss e The Lonely Villa, entrambi del 2004. In questi due video è evidente la ricerca di nuove identità relazionali. Just ammette di giocare non solo sulle relazioni omosessuali, ma soprattutto sullo sviluppo di un nuovo rapporto tra padre e figlio, che non trova conclusione se non nella solitudine, nonostante l’artista per qualche attimo lasci intravedere, attraverso le emozioni, una possibile evoluzione. L’abbandono è anche l’epilogo di A Fine Romance (2004), proiettato nell’altra sala della galleria. Just si discosta, in questo lavoro, dalla sua poetica principale, e presenta per la prima volta una figura femminile come protagonista. Il distacco finale capovolge insieme la tradizione della favola d’amore ed il cliché della commedia hollywoodiana. Quest’ultimo aspetto è poi una costante nei lavori dell’artista: se le commedie americane raccontano l’emancipazione della donna e la vittoria in ogni caso dell’amore, Just narra dell’abbandono e dell’emancipazione dei sentimenti omosessuali.
Esattamente come nei film di Pedro Almodovar, Just mette lo spettatore di fronte ad un possibile futuro scenario sentimentale. Accanto alle problematiche sociali, l’interesse dell’artista verso il cinema è evidente nell’avvalersi di un attore alter ego, sulla scia di registi del calibro di Federico Fellini o François Truffaut, contemporaneamente alla tecnica del close-up, di cui si avvale nel rappresentare le emozioni dei protagonisti. Dosando sapientemente –e non poco- capacità tecniche e lirismo.
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francesca zappia
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