Alla fine degli anni novanta il grande architetto Alvaro Siza descrisse Gabriele Basilico come un vero e proprio architetto della visione: è forse proprio a partire da questa definizione che la visita della mostra in corso alla Gam di Torino acquista profondo interesse, rivelando tutta la complessità e la ricchezza dei lavori esposti.
L’esposizione presenta al pubblico una selezione di lavori realizzati da Basilico dal 1978 al 2002. Al 1978 risale il progetto Milano, ritratti di fabbriche, che ha per tema la periferia postindustriale del capoluogo lombardo.
Tra questi sono da segnalare: Bord de mer, che ha per tema i paesaggi delle coste del nord della Francia; Sezioni del paesaggio italiano, presentato alla VI mostra di Architettura alla Biennale di Venezia del 1996; e il più recente progetto sulla città di Berlino.
Uno dei temi su cui Basilico si sofferma maggiormente è il passaggio dall’era industriale a quella post industriale, con tutte le modificazioni architettoniche e urbanistiche che questa trasformazione ha comportato a un profondissimo livello in ogni città europea.
Nel complesso, il lavoro di Basilico si qualifica perciò come un’operazione dalla forte componente analitica e riflessiva, che nulla toglie però al delicato lirismo delle immagini.
Queste si presentano come vere e proprie messe a nudo dell’anima stessa di città e paesaggi, che sono mostrati come organismi vivi e in costante formazione, quasi che le sfumature di bianco e nero ne lasciassero emergere
Nelle immagini realizzate da Basilico non compaiono mai esseri umani: gli abitanti dei luoghi sono forse, in certo senso, evocati dalla reale presenza del genius loci proprio della città o del paesaggio ritratti, ma non sono mai fisicamente presenti. Così, come in assenza di altri sguardi umani, la città è letteralmente filtrata dall’occhio del fotografo: scandagliata negli equilibri e nelle geometrie delle sue luci e delle sue architetture, fino a portarne in superficie l’identità più intima e segreta o, si potrebbe dire, il codice genetico che ne regola forme e meccanismi di vita.
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Il mio lavoro negli ultimi anni ha seguito il tema degli sconfitti. Dare luce a chi è sempre stato nell’ombra.