L’occhio contemporaneo è abituato a deambulare, assuefatto ad una epidermica quanto sintetica bellezza, sui corpi che affollano i manifesti della pubblicità o gli spot. Quest’occhio affaticato, annoiato e spento dalla reiterata dose quotidiana di folli desideri sintetizzati da art director (i nomi non sono mai casuali!), si riprende con un palpito di ciglia di fronte ad una mostra di polaroid erotiche pensata per affiancare il lavoro di cinque artisti che hanno accolto eros fra le pieghe della propria vita privata.
La dimensione microscopica delle fotografie e l’alone domestico che le sottende ben si combina con l’allestimento “a carrellata” di oltre cento immagini che parlano di differenti poetiche ma restituiscono il valore di fondo dell’impresa artistica: fissare l’erotismo in una forma. Abituato a pensare per grandi dimensioni, pelli patinate,
Curata da Daniela Palazzoli, la collettiva propone in successione e senza soluzione di continuità i lavori di artisti di fama internazionale. Si va dai nudi orientali tipicamente legati di Nobuyoshi Araki (1940), artista che opera contro le distinzioni di alto e basso alternando collaborazioni con l’editoria porno e riviste filosofiche, alle elaborazioni pittoriche di Mario Schifano (1934 – 1998) che ripercorrono con pennellate nervose corpi impegnati in scene amorose, unendo il segno creativo alle funzioni ricreative di un eros svagato nelle dinamiche spettacolari di un sesso sempre più prodotto di consumo, spogliato di ogni filosofico mistero. Mistero che si preserva tra le pieghe degli abiti delle modelle di Carlo Mollino (1905 – 1973), l’architetto del Teatro Regio di Torino autore di un nudi eleganti, ambientati tra le quinte di tende e tappeti domestici, e che si amplifica nelle decine di travestimenti di
Figlio dell’abbondanza e del bisogno, come ricorda il “Fedro platonico, Eros è ancora pensabile, nelle foto di questa mostra, come colui che – sostiene Marco Vozza in Lo sguardo di Eros (Mimesis) – “non troverà mai appagamento in singole configurazioni del bello, nei suoi simulacri effimeri, bensì procederà sempre oltre, inesausto perché stimolato dalla mancanza”. Una “erranza metonimica” che rende Eros “atopico”. Per quanto si possa tentare di trovarlo tra le pareti di casa in una foto evanescente, egli è
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nicola angerame
mostra visitata il 22 aprile 2003
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