Secoli di letteratura ci hanno abituati a considerare il cuore sede privilegiata delle emozioni e dei sentimenti. E noi abbiamo preso per buono questo luogo comune senza porci troppi problemi, e senza considerare che non è il cuore, ma la pancia che si aggroviglia quando amiamo qualcuno; che uno spavento può accelerare il battito cardiaco, ma la paura, quella vera, si inchioda più sotto, e che il dolore può strapparci le viscere lasciando intatto il bum bum del muscolo cardiaco.
Insomma è nella pancia, non nel cuore, che sentiamo gioia e terrore, felicità e tristezza. Ed alla pancia, non al cuore, mira Tania Bruguera (L’Avana, Cuba, 1968), con le sue installazioni e con le sue performance. E per
Così, entrando nella nuova sede torinese della galleria Franco Soffiantino, il primo sentore è il puzzo rancido dei budelli suini che Bruguera ha annodato per creare un limite che impedisce l’accesso a una delle stanze. Revolution is impossible, è l’amaro messaggio politico inscritto in questo limite: che, se colpisce lo stomaco per la sua cruda materialità, si presenta, bianco su bianco come un Achrome di Manzoni, inaspettatamente sobrio e delicato quanto a impatto visivo. Una dialettica tra visceralità e delicatezza che caratterizza tutta la mostra, composta da grandi disegni a carboncino -studi solo apparentemente astratti per una installazione- e da frasi applicate ai muri bianchi del vasto ambiente.
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