Che senso ha prendere tre vecchie porte e sistemarle sulla parete di uno spazio espositivo, elevandole al rango di opere d’arte?
L’impressione immediata che ho provato, vedendole alla Galleria Maze, è che esse celassero un significato recondito, qualcosa di misterioso e a me incomprensibile. Un cenno di quel significato si rivela guardando le altre opere sparse nelle varie sale. Lettere di avvocati, brandelli di messaggi, promemoria per la spesa, incollati e oramai integrati – su oggetti che fecero parte dell’arredamento della casa di Bologna, donatagli dalla nonna, fanno riemergere i fantasmi di un’infanzia travagliata, trascorsa vivendo in una famiglia dalla situazione drammatica, con un padre “malato” che lo strappa alla madre e se lo porta a Roma da bambino, passaggi nei tribunali, avvocati impegnati in cause interminabili.
Favelli archivia tutti gli oggetti che lo legano a quel passato, non nella maniera asettica e fredda, tipica dell’operazione dell’archiviare, ma per riappropriarsene, per fare in modo che il passato non sia più pauroso e inaccettabile. Ecco che anche le porte prendono un significato preciso. Diventano emblematiche. Quella dipinta di rosa, ad esempio, fu abbattuta un giorno da un poliziotto armato di pistola. Poco, pochissimo di questi significati profondi, in realtà, è evidente nelle opere esposte, se non con l’aiuto del catalogo disponibile in galleria ma indubbiamente, esse colpiscono per la sensazione di mistero che suscitano e per la loro essenzialità che le colloca in un genere d’arte completamente svincolato dall’estetismo dilagante. Opere “non chiassose”, che rispettano quel silenzio così importante per l’artista, in cui voci e fantasmi scompaiono e si crea una maggiore comprensione di sé.
Bruno Panebarco
Mostra visitata il 18.01.2001
Le Cisternerne, suggestivo spazio espositivo ricavato nelle antiche cisterne dell'acqua di Copenaghen, ospiteranno una versione installativa delle Seven Deaths di…
La Fondazione Elpis, fondata da Marina Nissim nel 2020, ridefinisce il proprio assetto mettendo al centro il rapporto tra pratica…
Oltre 4mila film senza abbonamento né registrazione: la nuova piattaforma WikiFlix aggrega titoli di pubblico dominio e li rende accessibili…
Le Gallerie dell’Accademia di Venezia presentano, finalmente riunito, uno dei cicli meno visti della pittura veneziana del Cinquecento: quello delle…
Negli spazi dell’Ex Chiesa di Santo Stefano, a Mondovì, una mostra riunisce le opere dei maestri del Surrealismo, dai primi…
Al Museo Lercaro di Bologna, il duo Antonello Ghezzi racconta la nascita di un’opera impossibile: dal fallimento di un progetto…
Visualizza commenti
Dovrebbe risponderci il gallerista!
Gallerista dove seiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii????
non lo so, non lo so...questa è arte? spiegami meglio perchè io proprio mi sento molto lontana da questo ...cosa fa l'artista? prende delle cose e le mette insieme...allora anch'io potrei prendere il mio orsetto, le mie lettere, alcuni oggetti che mi appartengono ed allo stesso modo intitolarli archivio...ma questa è arte? non lo so, non lo so spiegami tu
si, sono d'accordo. effettivamente la recensione è di un'ingenuità commovente :-)
sull'orsetto sorvoliamo.. saluti
Io sottoscrivo. Qui si dicono delle cose che già negli anni 20 erano retrograde. Recensire arte contemporanea mica è obbligatorio. Si può criticare quanto si vuole ma bisogna conoscere i fondamentali...
Senza polemica ovviamente...
Ma che sei la fidanzata di Favilli, dai confessa !!!
Ma come si fa a scrivere certe cose? forse il redattore dell'articolo non conosce bene le opere di Favelli, che lavora sul tema dei luoghi e della memoria con grande serietà. Tralascio la risposta alla ragazza che vorrebbe prendere il suo orsetto e farne un'opera d'arte perchè forse è meglio che con l'orsetto ci continui a giocare ancora un bel po'...
Gentili lettori,
i commenti alle notizie ci sono ancora. Ci sembra pero' che solo la signora Simona li abbia utilizzati in maniera costruttiva.