Il passo tratto dal best
seller di Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran, parrebbe scritto apposta per accompagnare la mostra di Maryam Amini (Esfahan, 1977; vive a
Teheran). Non tanto per il dibattito relativo alla discriminazione sessuale nei
Paesi islamici – sempre urgente, ma spesso basato più su stereotipi
massificanti che su una reale e profonda conoscenza del fenomeno – quanto per
la vitalità che pervade un lavoro intensamente autobiografico e, al contempo,
paradigmatico.
sentimenti, esplodendo sulla tela in una miriade di tecniche, dall’acrilico
all’acquerello al collage, senza dimenticare i lustrini, tutti
indifferentemente usati per esprimere un caleidoscopio di urgenze e per avere –
dice l’artista – “un controllo totale” del proprio lavoro.
Un lavoro decisamente al
femminile, in cui l’io è punto di partenza e iconografia ricorrente, indizio un
caschetto di capelli neri: quello della pittrice, la quale però rinuncia ad
altre precisazioni somatiche per diventare emblema di una donna costretta a
nascondersi eppure forte, pronta a rivendicare la propria dignità e la propria
autonomia e, se occorre, a infrangere qualche tabù senza temere la censura (di
qui i riferimenti all’eros e all’omosessualità, gli insistiti simboli fallici).
L’arte sposa allora la
protesta civile, si fa urlo allegro e rabbioso dai colori fluorescenti “della
mia generazione”. Qua e là, fra la delicatezza del disegno e la pennellata
guazza, affiorano lame, coltelli, spade: strumenti da difesa più che da offesa,
pronti a essere branditi a puro scopo dimostrativo, ma soprattutto oggetti
ornamentali tipici di un humus etnico, testimoni – insieme alla lanceolata
silhouette del cipresso – del peso di un retaggio culturale tutt’altro che
rinnegato. Composizioni dominate dalla purezza del bianco, spesso “tagliate a
metà”, con un punto di vista obbligato ma dai molteplici livelli
d’interpretazione.
Cosa sarà, ad esempio,
quella goccia rossa che spunta di tanto in tanto sotto la frangia di capelli
corvini, o cola giù da labbra esasperate da clown? Un rivolo di sangue o, più
semplicemente, del rossetto sbavato?
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mostra visitata il 25 settembre 2010
dal 23 settembre al 27 novembre 2010
Maryam Amini – Me
and Madam Iran
Verso
Artecontemporanea
Via Pesaro, 22 (zona Rondò della Forca) – 10152 Torino
Orario: da martedì a sabato ore 15-19 o su appuntamento
Ingresso libero
Catalogo disponibile
Info: tel. +39 0114368593; fax +39 0114627757; info@versoartecontemporanea.com; www.versoartecontemporanea.com
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