Muri alti più di un metro e mezzo, fatti di strati di farfalle nate dall’impasto di acqua e farina e pressate dalla farfallatrice, macchinario ideato da Carlo Steiner. L’artista trasforma lo spazio a sua disposizione in Piazzole di ritorno, una necropoli dove l’elemento chiave è una semplice farfalla, riportata più volte su un’intera parete della galleria, o chiusa in una teca con altre sue simili. L’installazione attrae, e alla fine le farfalle “da simbolo di delicatezza e precarietà si trasformano paradossalmente in robusti fossili preistorici, vigorosi sostegni dell’intera struttura di questa massiccia ed archeologica scultura” (dal testo critico di Alessandro Trabucco)
Dall’arcaico al contemporaneo scendendo di un piano. Si entra così nel mondo di Gabriele Coi, romano trapiantato a Milano. Yellow distraction è il titolo della sua installazione: composizioni di quadri fotografici intagliati, e al fianco piccoli speaker che producono suoni di sottofondo di una metropoli qualsiasi. Suoni che estraniano, nel silenzio della galleria. Frammenti di immagini dallo sfondo giallo fluorescente, come il colore dei cavi collegati agli speaker, confondono. Pur sforzandosi l’immagine non sarà mai nitida. E i rumori non aiutano a concentrarsi. Metafora del nostro vivere quotidiano, bombardato da colori forti, forme, suoni, un sovraccarico di informazioni che non riusciamo più ad archiviare.
Se vi disturbasse troppo, accomodatevi nel salotto buono del torinese Carlo Galfione.
Un “salotto straniante che non lascia spazio al vuoto” (dice Lorena Tadorni). Donne da copertina di Vogue, quadretti familiari con elementi disturbanti, uomini in smoking che sembrano aspettare la material girl in abito lungo, bambino con mamma dal viso fiorato e cappotto anni ’70, due modelli in posa intrigante. Il suo Wallpaper è un lavoro site-specific, dove gli ospiti sono appesi alle pareti, e chi entra è lo spettatore. Galfione usa olio e acrilico su carta da parati e tessuti d’arredamento, meglio se di anni passati, perché conservano quel fascino vintage che, unito all’attualità dei soggetti, rende l’ambiente decisamente più glamorous.
erica vagliengo
mostra visitata il 10 gennaio 2006
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