Mario Schifano era tutto questo, tant’è che già nel ’65 Goffredo Parise lo definì “un piccolo puma di cui non si sospetta la muscolatura e lo scatto”.
Un esistenza tumultuosa che si legge nei colori e nelle immagini che l’artista fissava sulla tela, esposti, in questi giorni, nello Showroom Telemarket in Galleria Subalpina 9.
L’allestimento non cronologico offre una ricca visione delle opere più recenti con qualche concessione agli anni settanta ed ottanta testimoni della capacità di Schifano di “intuire ed anticipare i cambiamenti, leggendoli per mezzo della sua personale visione pittorica”: i Paesaggi anemici”, il ciclo delle “Tutte stelle”, le “Pagine”, le “Schegge”.
Si alternano così la concretizzazione delle sue fantasie all’intervento sul sociale, attraverso opere quali Musa Ausiliaria. Qui, il flusso continuo d’immagini in movimento che provengono dalla televisione è immortalato attraverso scatti fotografici sui quali interviene con gesti pittorici. Imponente la visione della giustizia con in primo piano una bilancia, simbolo della stessa ma al contempo punto interrogativo sul suo operato.
Concentrato sul presente futuristico dei nuovi media e del loro apporto al sociale, la serie dei “Fogli” – rimasti pressoché inediti fino alla pubblicazione ad opera di Giorgio Corbelli Editore – sono una riflessione orientata alla cultura del consumo, “all’ideologia dell’apparenza” che modella alcuni emblemi iconografici della serialità, quali, ad esempio, le fotografie pubblicitarie, marche, oggetti di consumo.
Un gesto improvviso, nervoso, audace lontano dagli schemi che da sempre ha caratterizzato l’artista, vicino alla pop arte dalla quale, però, cercava di allontanarsi: “Ho fatto i miei lavori contemporaneamente, e non successivamente, alla pop art. La pop art la facevano loro e la imponevano, quasi come un fatto politico”.
Federica De Maria
vista il 20 giugno 2001
L’uscita di Eugenio Viola dal Museo de Arte Moderno de Bogotá è il segnale di tensioni interne che pongono numerosi…
Fino al 20 aprile, in collaborazione con l’archivio Vincenzo Agnetti e con testi in catalogo di Andrea Bellini, la galleria…
Le Cisternerne, suggestivo spazio espositivo ricavato nelle antiche cisterne dell'acqua di Copenaghen, ospiteranno una versione installativa delle Seven Deaths di…
La Fondazione Elpis, fondata da Marina Nissim nel 2020, ridefinisce il proprio assetto mettendo al centro il rapporto tra pratica…
Oltre 4mila film senza abbonamento né registrazione: la nuova piattaforma WikiFlix aggrega titoli di pubblico dominio e li rende accessibili…
Le Gallerie dell’Accademia di Venezia presentano, finalmente riunito, uno dei cicli meno visti della pittura veneziana del Cinquecento: quello delle…
Visualizza commenti
Mario Schifano è un artista che amo moltissimo, la sua pittura è stupenda, piena di interiorità. Per Mario Schifano il successo arrivò presto e con il successo anche il denaro, ne ha avuto molto, l'ha cercato, l'ha usato e ne ha goduto all'eccesso, l'ha sperperato,lui diceva "lo guadagno con brutale facilità". Scifano, artista maledetto, così fu definito perchè difficile, controverso, amato e conosciuto da tutti e nello stewsso tempo malvisto e denigrato. Numerosi arresti per droga. Sbalzi caratteriali e le mille facce dell'artista che Goffredo Parise, nel 65, definì: Un piccolo puma di cui non si sospetta la muscolatura e lo scatto." Questo Mario Schifano che io capisco, comprendo la sua turbolenta interiorità, la sua sofferenza, la sua sensibilità di artista, il suo grande talento. La sua pittura mi esalta, mi fa palpitare, mi emoziona. A te Mario Schifano lodi e ammirazione. Maria Pezzica
epitaffio