Musica per occhi. Quali occhi? Chi sono gli spettatori a cui si rivolgono Guido Alfs, Paolo Maggis e Moritz Schleime? I neo-maggiorenni nati la notte dell’abbattimento del muro di Berlino, i loro genitori che hanno lottato sulle barricate delle fabbriche, ma anche i loro nonni, al di là e al di qua del filo spinato che delimita i campi concentramento. Generazioni diverse, unite dal desiderio di superare il passato, l’orrore e il terrore del Novecento per “proiettarsi in un futuro di gioiosa e inarrestabile ricostruzione” (Gabriella Serusi). Berlino, scelta come filo conduttore del festival Traffic 2007 (Torino 11-14 luglio) in cui la mostra si inserisce, rappresenta l’archetipo della città contemporanea, fucina di nuovi esperimenti artistici, coesi alle trasformazioni sociali, culturali ed economiche della nuova Europa, sempre più allargata e ricca di influenze estetiche globalizzate.
La galleria Marena offre una sinfonia musicale di tre giovani artisti, Guido Alfs (Berlino, 1971), Paolo Maggis (Milano, 1978) e Moritz Schleime (Berlino Est, 1978), molto diversi tra loro. Per dimostrare che l’arte è sempre più “un fenomeno sociale oltre che estetico”, che “riflette nella pluralità dei linguaggi, nel cross-over dei generi, nella commistione di passato e presente, quella confusione e quella vitalità caotica che già caratterizza la morfologia urbana” (sempre la Serusi).
Gli occhi dei più giovani riconosceranno nel Lovebeat (Bussy baren bande), gli indizi che Moritz Schleime ha lasciato per loro, la generazione cresciuta con MTV, fumetti e cartoon giapponesi, band di rockettare bambine, lolite fluo, più aggressive che ammiccanti. Mentre gli occhi più agés comprenderanno che questi stessi giovani sono antieroi disillusi, vittime di una società dell’assurdo dove il vincitore, Winner of the Day, è senza testa (perché il corpo vince sull’intelletto o perché vittima dei suoi stessi celebratori?).
Più intimista Paolo Maggis, berlinese d’adozione. La sua pittura inquieta: le pennellate robuste e materiche solcano la tela delle emozioni, scavano una nicchia nel nichilismo del quotidiano. Il campo di battaglia su cui scendiamo ogni giorno è lo stesso dei Wrestlers, la stretta mortale o forse un abbraccio d’armistizio, mai di pace, unisce le figure di Maggis; svelare l’enigma che sottende ala tela è compito nostro. “Ammesso che si ricerchi una soluzione”, suggerisce Guido Alfs. Potremmo scoprire la bestialità, la follia collettiva dell’uomo moderno che ha perso la razionalità, l’istinto dell’eroe kalòs kai agazòs, per trasformarsi in un automa allucinato, mostruoso nei gesti e nell’aspetto. I cromatismi terrosi, le texture liquide e le pennellate fluide sono pervasi di una luce livida, la follia che irrompe e disturba l’equilibrio della psiche dell’uomo contemporaneo. Sdoppiati nelle relazioni con l’altro (Schreckmann) ci portiamo sulle spalle i fantasmi delle nostre paure o delle nostre vittime, emergendo da una melma fangosa, che ricorda i gironi infernali (O.T.).
gabriella grea
mostra visitata il 10 luglio 2007
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