Categorie: torino

fino al 31.I.2010 | Ian Kiaer | Torino, Gam

di - 2 Novembre 2009
SemplicitĂ ,
sobrietĂ  e armonia formale colpiscono immediatamente la percezione quando si
osservano i lavori di Ian Kiaer (Londra, 1971).
L’utilizzo
di diversi media espressivi (pittura, disegno, installazione) e di materiali
poveri, è funzionale all’indagine delle multiformi relazioni tra l’opera e le
architetture dei luoghi, tra realtĂ  e illusione, con frequenti riferimenti
letterari e filosofici. Il dialogo costante tra le forme e lo spazio genera un
lavoro intuitivo e immaginifico, caratterizzato dalla levità: l’opera è
costruita su infinite proliferazioni, attraverso indizi minimi; è una
germinazione inarrestabile, che la rende compiuta in sé e, insieme, momento di
una realtĂ  universale.
La
mostra, che apre il “nuovo corso” della Gam di Torino, palesa appieno questa
dimensione: le installazioni alludono all’effimero, a un’evanescenza che
prelude alla rinascita. Lo spettatore, chiamato a osservare da diversi punti di
vista, è posto a confronto con una miriade di oggetti – scatole da imballaggio,
contenitori di plastica, fogli di gommapiuma, modellini, cartoni – che
interagiscono con la spazialitĂ .
Apre il
percorso Kortrijk proposal, installazione site specific, una branda simile a quelle
di cui si legge nella Montagna incantata di Thomas Mann. Il richiamo al punto d’osservazione
dal microcosmo del sanatorio di Davos sul macrocosmo europeo pare un invito a
gettare uno sguardo d’insieme sulla realtà contemporanea, filtrandone gli
accadimenti.

Il
progetto di mostra si articola in tre momenti, la cui unità intrinseca è costituita
dall’idea di un’architettura utopica, capace di fondere uomo e paesaggio in una
visione cosmica. In Bruegel project le suggestioni pittoriche sono mediate dall’influsso di
una cinematografia visionaria e sono cariche di referenti simbolici. Valga
quale esempio Icarus (2004): il mito evocato dalla figura di Icaro si salda con un episodio
della nostra storia recente, l’esilio di Curzio Malaparte. Il modellino di Casa
Malaparte, di formato minimale, richiama per contrasto l’infinito del mare.
L’esplosione
demografica di Seoul e il conseguente ipersviluppo di architetture funzionali e
moderniste ispira l’Ulchiro project, seconda parte del progetto: valga quale esempio Ulchiro
grid
(2007), una
struttura a barre di alluminio, disposte a griglia, che ricorda la gabbia
predisposta per i cartelloni pubblicitari.

Erdrindenbau
project
, ultima
parte della mostra, riporta alla memoria il pensiero architettonico di Paul
Scheerbart
e Bruno
Taut
, nel quale
la costruzione della superficie terrestre implica il pensiero mistico, la
simbologia della sfera e la fisica degli specchi. Si veda al riguardo Inflatable (2006), omaggio all’utopica Architettura
Alpina
di Taut.
Endless
house project: Erdrindenbau/crystal haus
è l’altro lavoro realizzato specificamente per lo spazio della Gam:
specchi rotti suggeriscono un’esplosione di luci e riflessi che richiamano
l’armonia universale.

articoli correlati
Kiaer da
De Carlo nel 2004

tiziana conti
mostra visitata il 24 ottobre 2009


dal 23 ottobre 2009
al 24 gennaio 2010
The GAM Underground Project – Ian Kiaer
a cura di Elena Volpato
GAM – Galleria d’Arte Moderna e contemporanea
Via Magenta 31 (zona Politecnico) – 10128 Torino
Orario: da martedì a domenica ore 10-18; giovedì ore 10-22 (la biglietteria
chiude un’ora prima)
Ingresso: intero € 7,50; ridotto € 6; gratuito il primo martedì del mese
Catalogo disponibile
Info: tel. +39 0114429518; fax +39 0114429550; gam@fondazionetorinomusei.it; www.gamtorino.it

[exibart]


Visualizza commenti

  • ah...la cura la volpato? allora prossima mostra francesco barocco? elogio all'inutilitĂ 

  • non discuto la Volpato come storica ma che lasci fare ad altri il lavoro di curatore invece di invitare artisti giĂ  blindati

  • E' come se ci sia una legame di mimesi (imitazione) tra questo artista "madre" e centinai di artisti giovani e meno giovani. Lo stesso kiaer mi sembra debitore con altri prima di lui. Ma oggi, piĂą di sempre, mi sembra che emerga chiaramente un esercito impersonale di artisti, mentre il curatore, il gallerista, l'istituzione sono chiamati a remixare al meglio certi standard. Se vengono proposti "buoni standard" artigianalmente e didatticamente ottimali, quello che può fare la differenza sono le relazioni pubbliche e private che li sostengono. Questo è deleterio per i contenuti proposti.

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