La nuova sede della Galleria di Giampiero Biasutti in Via della Rocca, situata tra due gioielli dell’architettura urbana come Piazza Maria Teresa e Piazza Vittorio Veneto, prosegue la tradizione consolidatasi già nella vecchia sede di Via Juvarra, ospitando mostre di autori importanti ed affermati, alternati ad artisti giovani, ma già conosciuti in ambito internazionale.
La Galleria è stata inaugurata nel maggio del 2000, con una mostra dedicata ad Emilio Tadini; dopo l’esposizione di Giuseppe Capogrossi, in occasione del centenario della nascita, i locali situati nel centro storico della città conosciuto come “borgo nuovo”, hanno ospitato la prima delle rassegne denominate “Segni incrociati”, in cui sono posti a confronto alcuni grandi autori contemporanei, italiani e stranieri. Ora, sino alla fine del mese in corso, ritroviamo alcuni di quei nomi nella seconda mostra intitolata “Segni incrociati”: artisti quali Salvo, Piero Ruggeri e Francesco Tabusso dialogano fra di loro dalle pareti della galleria, proponendo ciascuno la propria concezione del segno pittorico come mezzo per interpretare la realtà e il mondo interiore.
All’interno delle tre sale della galleria, che occupano complessivamente una superficie di circa duecento metri quadrati, sono presentate, tra le altre, opere di Emilio Scanavino, Piero Ruggeri, Luigi Spazzapan, Salvo, Emilio Tadini, Victor Vasarely e Maurice Utrillo.
Sul versante della pittura figurativa, Tadini ripropone un saggio della serie “Fiaba”, in cui si riconosce l’atmosfera magica dei suoi paesaggi da fumetto, popolati di figure surreali e coloratissime, velate d’ironia; di Tabusso possiamo ammirare un “Paesaggio innevato”, esempio di quel realismo che privilegia i temi rurali, la cultura contadina e il dato naturale, tipico dell’autore; di Utrillo vediamo un paesaggio degli anni trenta dal titolo “Le moulin de la Galette”.
Riguardo alla pittura informale o astratto-geometrica, la mostra ospita una tempera geometrica raffigurante fiori in un interno di Spazzapan, che aderì al linguaggio informale nella sua ultima fase pittorica, all’inizio degli anni Cinquanta; di Ruggeri vediamo una grossa tela dal titolo “Grande composizione per un paesaggio”.
Giorgia Meneguz
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