Le quattro attrici ritratte nei rispettivi video (una brasiliana che lavora principalmente nel campo del teatro sperimentale, una attrice cinematografica inglese, una ex pornostar americana e un’altra porno brasiliana), sono chiamate a parlare in presa diretta di una scena precedentemente mostratagli di uno specifico film porno, soffermandosi sui momenti della sequenza. Ognuna di loro, racconta questo film come se lo avesse già interpretato, rigorosamente nella sua lingua madre. Lo spettatore si trova ad un certo punto proprio nella difficoltà di distinguere le diverse scene, cercando di seguirle singolarmente o lasciandosi completamente trasportare da un’unica visione corale: la scelta è apparentemente personale, ma sottilmente guidata da Sarmento, che quasi sembrerebbe divertirsi nell’intenzione di creare scompiglio.
Allontanandoci dalla video installazione ed entrando nella prima sala, troveremo soli e silenziosi, svariati calchi in gesso di parti del corpo umano, appesi ad una minimale struttura in ferro attraverso ganci lucenti, come carni appena lasciate frollare. Successivamente, nello spazio aperto compreso tra le due sale, sono esposti quattro dittici, composti da foto in parte censurate, che rappresentano alcune scene reali del film pornografico accostate ai testi rispettivamente corrispondenti ai monologhi delle attrici convocate da Sarmento, riportati fedelmente nella loro lingua originale: una sorta di nuova sceneggiatura del film.
Entrando nella seconda sala, vicino ad un angolo, si scopre la figura inquietante di una piccola donna ricoperta da un lenzuolo bianco girata di spalle verso la parete, di cui si intravedono solo i piedi e le caviglie di una pelle bianca cadaverica. Diversi linguaggi e mezzi espressivi per tessere le caselle di un unico racconto immaginario, dall’erotismo alla sessualità, mettendo in discussione concetti come il desiderio, l’assenza, l’internazionalità, l’ambiguità legata al reale e all’immaginario. Viene quasi sottolineato il valore estetico del linguaggio più di quello significante.
D’altronde Sarmento sin dagli anni ’70 spazia tra diversi linguaggi e mezzi espressivi, incentrando il suo lavoro spesso sul mondo femminile e sul desiderio che lo circonda.
Michela Casavola
mostra visitata il 19 gennaio 2013
dal 10 novembre 2012 al 9 febbraio 2013
Julião Sarmento
Giorgio Persano
Via Principessa Clotilde 45 – (10144) Torino
Orari: da martedì a sabato 10-13 e 15,30-19
Info: Tel. 011 4378178, 011 835527, info@giorgiopersano.org , www.giorgiopersano.org
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