Stefania Ricci è una giovane fotografa diplomata in pittura allâAccademia Albertina di Belle Arti di Torino. Per la neonata galleria Art and Arts presenta fino ai primi di aprile una serie di fotografie giocate sulla trasparenza, come recita il titolo della mostra a cura di Guido Curto e Olga Gambari. Sono figure costruite come nature morte in bianco e nero in cui gli oggetti sfumano i loro confini lâuno nellâaltro: cose dâuso comune, vasi, libri le cui pagine restano bianche e vuote, dove le ombre e i confini concreti degli oggetti si confondono fino a dissolversi e quasi scomparire.
Rispetto alla vastissima giovane produzione artistica che ricorre allâuso di strumenti tecnologici (in primo luogo il video e la fotografia) queste immagini rimandano a unâestetica che mette in gioco la percezione di chi guarda, pure senza stravolgerla o violentarla. Se la fotografia, comâè stato ampiamente sostenuto da diversi studiosi e teorici, è arte mediana sempre contaminata dal vissuto sociale e compromessa dallâuso quotidiano, essa è però anche condizionata dalle idiosincrasie personali di chi la usa: cosĂŹ la sua storica e sospirata pretesa di oggettivitĂ risulta fallimentare, diventando testimonianza della sparizione della realtĂ oggettiva invece che della sua concreta presenza e sussistenza fuori di noi.
La sparizione dellâoggetto, della sua fattuale veridicitĂ , non ha però in questi lavori niente di drammatico. Acquisisce piuttosto un significato estetico, che rende le figure raffinate, armoniose e aggraziate, forse a volte persino un poâ estetizzanti e troppo perfette per essere vere.
Queste fotografie infatti fanno propria unâimprobabile e assoluta purezza delle immagini: gli oggetti sono delicati e diafani, si stagliano su sfondi grigi senza una determinazione precisa, senza coordinate spaziali o temporali riconoscibili, e appaiono come tutti soffusi da una luce invernale e fredda. Quasi che la poesia rimanesse a un livello dâintenzione assolutamente astratta, lontana come non è possibile dal coinvolgimento delle passioni. Come se queste ultime fossero rimaste incastonate e immobili nelle loro cartesiane geometrie, senza trasformarsi in gesti, parole o figure, restando caparbiamente, astutamente, o forse solo innocentemente assenti.
Ma se le fotografie appaiono a prima vista bianche, trasparenti e terse, a ben guardare nascondono un intervento pittorico che influenza fortemente tanto la visione quanto la sensibilitĂ di chi guarda. CosĂŹ la purezza assoluta e lontana dal mondo cade, e si confronta con un agire intenzionale e preciso: quasi a dimostrare come uno sguardo assolutamente neutro non sia possibile, e forse nemmeno augurabile, alla nostra percezione e interpretazione del mondo e delle cose.
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Precedente esposizione alla galleria Art and Arts. Valerio Berruti. Saints Kids
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