Lo spazio della Paolo Maria Danesi Gallery presenta un’importante e corposa mostra di Arnold Mario Dall’O (1960) intitolata Western Files, dove opere recenti sono accostate alle ultime realizzate quest’anno, alcune appositamente per quest’appuntamento.
Davanti a questi quattordici dipinti e sette disegni non si può che rimanere colpiti dalla forza iconografica. Non si tratta di una pittura “semplice”. All’apparenza la tecnica traduce il messaggio in modo immediato e limpido, e si è colpiti anche dalla piacevolezza estetica che non manca, ma dallo sfondo emergono simboli, segni, animali, oggetti che vogliono parlare di loro stessi. Appena si è superata una prima lettura. La conseguenza immediata consiste quindi nel compiere un lavoro di decifrazione simbolica, che percorre l’intero spazio della tela. Il quadro si presenta infatti stratificato e la soglia d’attenzione è costretta ad alzarsi; sono chiamati in campo tutta l’esperienza e l’universo culturale dell’osservatore. Si è invitati a compiere una sorta di “lavoro archeologico” in cui però si cerca il reperto antico e attuale nello stesso tempo.
Nel perimetro pittorico fluttuano gli oggetti, decontestualizzati ma muniti di una forte valenza simbolica. E dando valenza simbolica ad ogni oggetto -che è sempre frutto della volontà dell’artista e della ricerca di senso dello spettatore- si arriva ad una lettura del reale inedita, ironica e critica. L’oggetto, la forma animale, la parola, hanno subito un rimescolamento del loro significato che è stato proiettato “nella libera associazione” e solo chi vede il risultato porta a compimento un
I Western file di Dall’O sono stati aperti una volta per tutte -come il contenuto del vaso di Pandora che si sparge nel reale- e creano stupore e scompiglio in chi li guarda. Tanto più è complessa e stratificata la lettura tanto più l’opera ha raggiunto il suo punto d’arrivo, che ovviamente è diverso per ognuno che la visiona. La consapevolezza di Dall’O è che il reale è sempre più indecifrabile, e la sua conseguente azione pittorica pare volerlo esorcizzare. Una serie infinita di icone di oggi, come se fossero le bandierine di percorsi su mappe immaginarie, sono le uniche chiavi per compiere un viaggio nella sua poetica. In Pranzo in famiglia, realizzato quest’anno, si è pronti per cominciare un rituale, quella della tavola imbandita pronta per essere consumata: una tavola, ma di che epoca? Le categorie spazio-temporali sono messe in discussione anche in Stars (2007), e nella serie composta da sei fotografie, rielaborate, dell’eterno femminino hitleriano Zarah/Eva/Winfried/Leni/Marlene/Magda (2007): siamo di fronte a qualcosa di inquietante. Ma che può aiutarci a camminare nella foresta di segni che oggi abitiamo.
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