La società di Marjetica Potrc mostra il proprio lato schizofrenico, in bilico tra le sfere lussuose e le periferie di città come Caracas, San Paolo o Rio de Janeiro. Laddove Pier Paolo Pasolini trovava il fermento, la Potrc, di formazione architetto, guarda quasi incuriosita le infinite possibilità di sopravvivenza. Ripropone così, in luoghi deputati alla fruizione estetica, strutture minuscole in mattoni entro le quali i meno abbienti consumano le proprie esistenze. Il tutto non è condito da moralismo, ma conserva un distacco, una certa freddezza, quasi lo sguardo fosse dettato da conoscenze antropologiche o da classificazioni scientifiche empiriche, benché permanga un forte spirito politico che ne guida le scelte di base. Sta allo spettatore indovinare, o meglio a richiamare alla mente un numero indefinito di persone, escluse dalle routine di profitto, che ruotano attorno alle discariche per trovare un qualche oggetto da riciclare o da vendere.
La Potrc (Lubjana 1953), dopo la laurea in architettura, ha iniziato ad affrontare in chiave contemporanea le baracche in mattoni che testimoniano una certa autosufficienza dei poveri. Alla Galerie Museum ecco in mostra l’insediamento Duncan Village, township sudafricana. Si tratta dell’ultimo sviluppo, realizzato ad hoc, di questo progetto presentato quest’anno anche ad ArtUnlimited all’interno della fiera di Basilea. In questa ricostruzione di una sopravvivenza al limite viene sradicato il concetto di “site-specific”, di legame con il luogo, e una minuscola aiuola sospesa, orto dei possibili residenti, si nutre della luce che entra dalla grande vetrata della galleria.
L’attenzione dell’artista si rivela anche nei collages fotografici, stampe ink-jet che ritraggono accostamenti anomali. Il nucleo centrale ricalca la tematica del viaggio, dove è la vita stessa che può essere interpretata come movimento o come susseguirsi continuo di avvenimenti.
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