Miki Leal (Siviglia, 1974) espone per la prima volta in Italia e presenta una decina di lavori, per la maggior parte di grande formato. El estudio del pintor è il titolo della mostra, ma è anche il primo quadro, visibile nella sala d’ingresso. È l’interno della sua casa-studio dove il lavoro si è fuso con la vita e dove la rappresentazione dello spazio è diventata oggetto di pittura.
Molti suoi quadri fanno già parte di importanti collezioni (una fra tutte quella del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía) e quest’anno Leal è stato invitato alla Biennale di Siviglia. Tutte le opere esposte sono invece recentissime e la prima impressione è di trovarsi davanti a delle manifestazioni creative in cui la libertà espressiva dell’artista è totale. L’equilibrio poetico tra pittura astratta e figurativa è perfetto. I quadri, disegni su carta, intrattengono lo sguardo in una dimensione mitologica e naturalistica. Disegni colorati, i suoi, dove la pennellata e il disegno danzano senza mai sopraffarsi e dove i colori, tenui e acquosi lasciano cadere sulle superfici delle sbavature limitate e sottili. I suoi lavori partono da un istinto più che da un’interpretazione del reale quotidiano dove tutto è governato da un assunto teoretico che chiama estetica dell’autenticità. La volontà è quella di trasmettere un’opera autentica e sincera in modo che il lavoro abbia un contenuto di verità, sia formale, sia poetico.
Le fonti da cui nascono le situazioni e le figure, disegnate e dipinte, sono quelle cinematografiche, oppure musicali e letterarie. Anche il mondo pubblicitario e televisivo è una fonte infinita da cui attingere idee e spunti pittorici.
Aleyo Fernandez N. 3, forse il più significativo quadro esposto, è un racconto mitico. Un uomo, in primo piano, sta nuotando e sullo sfondo ha come paesaggio una roccia e la vegetazione tropicale comunica un calore primitivo. Nella parte sinistra del dipinto ci sono due maschere che sospese danno l’idea di un’eternità remota. In El perro Rabioso il muso di un cane arrabbiato -ma potrebbe anche essere il muso colorato di un drago cinese- sbuca improvvisamente dal nero di una foresta come un incubo che tormenta nella notte.
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claudio cucco
mostra visitata il 25 giugno 2006
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