Categorie: venezia

Dal 3 settembre 2000 al 14 gennaio 2001 | Magnificenza dell’Arte Tessile. Ricami, sete e broccati delle diocesi di Caltanissetta e Piazza Armerina | Vicenza, Basilica Palladiana

di - 18 Agosto 2000

Ad essere esemplificata, attraverso i 150 selezionatissimi esemplari di lampassi, velluti, sete, ricami, broccati, taffetà, è la storia dell’arte tessile europea tra Rinascimento e industrializzazione ottocentesca e, insieme, la storia delle influenze politiche, economiche e culturali, dei flussi commerciali, delle tradizioni e dei culti in questa area centrale del Mediterraneo.
La grande esposizione vicentina (preceduta da una “anticipazione” proposta due anni fa dal Museo del Duomo di Caltanissetta) è promossa dall’Assessorato alla Cultura – Civici Musei di Vicenza, dalle Regioni Veneto e Sicilia, dalle rispettive Soprintendenze e Diocesi. A curarla è un’ampia commissione scientifica coordinata da Giuseppe Cantelli dell’Università di Siena.
Anche se l’indagine proposta è circoscritta a due sole, anche se importanti, Diocesi siciliane, ad essere evidenziato è quasi mezzo millennio di produzione tessile europea. Primeggia quella spagnola, dalle cui manifatture di Toledo, Granada, Cordoba, Murcia e Valencia, che impegnarono sino ad un milione di addetti, giunsero in Sicilia tessuti preziosissimi ed unici accanto a frettolose imitazioni dei preziosi (e ben più costosi) velluti e damaschi veneziani e genovesi.
Ad essere documentati sono anche cinque secoli di una straordinaria “cultura dell’apparenza” che riunì principi, duchi, marchesi e i loro figli e fratelli “donati alla Chiesa” nei ruoli di abati, commendatari e alto clero.
A loro, genitori e familiari passavano spesso le vesti di gran gala, stoffe sontuosissime e mondane, e a trasformarle in casule, piviali, pianete provvedevano le suore di clausura. Là dove i tagli dei tessuti non si potevano proprio far combaciare venivano in soccorso nastri, decori, passamanerie per dare unità e ancora maggiore sfarzo ed apparenza al nuovo utilizzo delle stoffe.
Anche per questo, le mode secolari si ritrovano puntualmente nelle vesti ecclesiastiche: all’epoca dei motivi ampi, subentra la moda dei motivi minuti, poi esplodono i decori naturalistici e tulipani, camelie, rose e fiori rari desunti dagli erbari di terre lontane vanno a decorare velluti e lampassi degli uomini di chiesa. Non mancano omaggi ai Grandi, come i girasoli che intendevano onorare Luigi XIV, il Re Sole, o simbologie che, spesso, riescono a combinare sacro e profano come nell’iconografia del carro, caro tanto a Santa Rosalia quanto al dio Nettuno.
Fasto su fasto, in epoca barocca, ad arricchire i già rutilanti tessuti provvedono fantasmagoriche aggiunte: coralli, perle vere e false, pietre preziose, granati, lustri, perline di vetro e un profluvio di ricami in filo d’oro e d’argento.
Raffinatezze estreme, paragonabili ai grandi capolavori della pittura e del decoro (non a caso viene fatto il nome di Jen Brueghel II), si ritrovano nella decorazione di alcuni paliotti. Qui l’eleganza formale si esprime grazie all’abilità di chi, da precisi cartoni, sa trarre ricami tra i più belli che si conoscano. Se i tessuti giungevano quasi tutti da fuori (le aree di importazione mutano a seconda del dominio e della influenza commerciale, per cui si passa dall’assoluto monopolio spagnolo ad importazioni dalla Francia, da Genova e da Venezia), i ricami avevano in loco laboratori monastici e conventuali di assoluta eccellenza. I ricami, soprattutto quelli databili tra la fine del Seicento e tutto il Settecento testimoniano una cultura figurativa internazionale, espressa con una qualità di esecuzione che non trova molti equivalenti in Europa. Il fasto delle vesti ecclesiastiche perdura anche quando la società civile adotta toni più sobri. A tenere in vita modelli che via via divengono appannaggio solo del Sacro sono i laboratori di conventi e monasteri che, gradualmente, giungono a stratificare modelli e modalità che perdurano, sostanzialmente immutati, sino a tempi recenti.


“MAGNIFICENZA NELL’ARTE TESSILE. Ricami, sete e broccati delle Diocesi di Caltanissetta e Piazza Armerina”, Vicenza,. Basilica Palladiana, 3 settembre 2000 – 14 gennaio 2001. Orari: da martedì a domenica: 9 – 17 (lunedì chiuso). Ingresso lire 10 mila, ridotti lire 7 mila. Catalogo edito dalla Casa Editrice Maimone (pagine 800, in mostra lire 60.000). Per informazioni: tel. 0444.321384

[exibart]

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

A Milano Lia Rumma dedica un’ampia mostra agli ultimi lavori di William Kentridge

È in corso alla Galleria Lia Rumma di Milano Sharpen Your Philosophy: con un corpus di opere recenti tra sculture,…

15 Marzo 2026 18:00
  • Arte contemporanea

Nelle opere di Iain Andrews il colore diventa cura

Alla Galleria Gaburro di Milano, fino al 30 maggio 2026, va in mostra la prima personale italiana di Iain Andrews,…

15 Marzo 2026 16:00
  • Personaggi

Addio a Carlo Frittelli, morto il gallerista che portò il contemporaneo a Firenze

È morto a Firenze a 91 anni Carlo Frittelli, gallerista e collezionista, fondatore con il figlio Simone di Frittelli Arte…

15 Marzo 2026 12:14
  • Arte contemporanea

Rituali e identità queer alla Biennale 2026: il progetto di Bugarin + Castle per la Scozia

Un corteo tra storia e cultura pop: Shame Parade di Bugarin + Castle ripensa i rituali di vergogna collettiva nella…

15 Marzo 2026 10:30
  • Arte contemporanea

Bottoni come opere d’arte: quando un dettaglio di sartoria diventa linguaggio visivo

La mostra "SUMIE x KAWA" alla galleria Numero 51, a Milano, diventa un pretesto per ripercorrere il lungo legame tra…

15 Marzo 2026 10:00
  • Arti performative

Other Identity #196, altre forme di identità culturali e pubbliche: Alessandra Zerbinati

Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…

15 Marzo 2026 9:30