Chi ha detto che il vuoto è silenzioso? La sorte toccata agli spazi in questione è di tutt’altro genere. Se è vero che l’assenza acquista il valore di una delle due declinazioni (La maison vide – Itinerarium mentis) che la mostra sposa, non senza contrasti, è altrettanto vero che il suo esatto contrario si manifesta allo stato puro. I progetti presentati proprio all’interno del percorso “la casa vuota” infatti, ne sono la più chiara denotazione. A partire dallo struggente “svuotamento graduale” di un luogo di vita, come nel racconto fotografico di Karin Andersen (Burghausen – Germania, 1966; vive a Bologna), sino alla poesia del trasloco (operato da una ditta specializzata) giunto a noi grazie all’esperienza diretta di Andrea Contin (Padova 1971; vive a Padova e Milano).
Un grande baccano dunque, che lungi dal mantenersi esclusivamente sul piano metaforico, si realizza nelle stridenti dis-armonie del gioco musicale di Massimiliano Nazzi (Fucecchio 1982; vive a Bologna). La condizione di vacuità, al contrario di ciò che si potrebbe pensare, sembra addirittura fregiarsi di capacità generative. È dal vuoto che sorgono le pungenti e seduttive strutture, protagoniste del promotional-spot di Giovanna Ricotta (1970, vive a Milano), bamboolytchees (video, 2006).
Dallo stesso spazio informe da cui prende sostanza la “non costruzione” di Marinella Senatore (Salerno 1977; vive a Roma e Madrid), che si districa nello schermo candido fino a definirsi nel tratto. Vuoto inteso come mancante è lo spazio teatrale di Christian Rainer, percepibile solo come racconto di una voce suadente, e assenti non giustificati sono anche i soggetti degli scatti di Filippo Messina (Palermo 1979, vive a Palermo). Le immagini iperdescrittive, dense di rimandi, e l’enfasi del suono in presa diretta in Homey (2006) degli Shoggot infine, mettono il punto alla prima tranche.
L’itinerario cerebrale invece si snoda secondo la tensione del dialogo, creato tra coppie di artisti, secondo visioni assonanti e contrastanti in merito al “convegno sugli spazi aperti”. Nota dolente la scelta di relegare la pittura in una “quadreria” forte sì di memoria storica, ma poco avvicinabile alla sperimentalità mixed media ricercata. Per assonanze, si diceva, si intendono quelle tra Riccardo Benassi (Cremona 1982; vive a Berlino e Bologna) e Paolo Toffolutti (1962, vive a Udine), azzeccata per l’ipnosi percettiva condivisa da entrambi e per aver trovato un non facile feed-back retinico (le superifici del secondo) alle poli-caco-fonie randomatiche (del primo).
Per contrasti quelli tra Cristian Chironi (1974, vive a Bologna e Nuoro) e Vincenzo Rusciano (1973, vive a Napoli), che pur “affrontandosi” su una forma comune (l’icona della casa) la risolvono secondo vie parallele: il ricordo e la nostalgia (il primo), l’incomunicabilità (il secondo).
Una mostra con due anime dunque, o forse meglio due mostre che poggiano le basi sugli stessi presupposti. Per ribadire la pregnanza dell’indagine sull’ambiente e le sue plurime declinazioni.
claudio musso
mostra visitata il 18 novembre 2006
Parte da Palazzo Reale la grande mostra Metafisica/Metafisiche diffusa su quattro sedi istituzionali di Milano. E indaga a fondo una…
Una selezione degli spettacoli e dei festival più interessanti della settimana, dal 9 al 15 febbraio, in scena nei teatri…
Al Laboratorio degli Angeli di Bologna, un progetto espositivo presenta una serie di opere che ci fanno entrare nelle profondità…
Le opere del duo Pennacchio Argentato mettono in tensione il rapporto tra messaggio e medium: la mostra diffusa negli spazi…
Negli spazi di Villa Rospigliosi di Prato, la nuova mostra di Chiara Ventura indaga relazioni, limiti e responsabilità affettive, attraverso…
Curve, cerchi e linee ondulate, al centro della mostra che la sede parigina di Hauser & Wirth dedica Sophie Taeuber-Arp:…