Charles Pratt (1926-1976) ha ripreso il volto meno noto della New York tra il 1954 ed il 1969, un volto oggi certamente già scomparso. “Il limite della città” indica un concetto effimero nel pensiero di Pratt che, facendo proprie le teorie di Mumford e Jean Gottmann sulla nascita delle megalopoli, indaga sullo sviluppo della nebulosa urbana di 30 milioni di abitanti tra il Southern New Hampshire, il Nord della Virginia, fra la costa dell’Atlantico e le colline che sono ai piedi degli Appalachi, una megalopoli in cui l’espansione architettonica delle singole città ha reso indistinguibili i confini in quest’area che si estende da Washington a Boston, passando per New York.
Conscio del rischio che la morfologia naturale del territorio fosse destinata a scomparire per lasciar luogo a questo nuovo paesaggio completamente artificiale, Pratt si diede a documentare le fasi dell’evoluzione e, con intento di conservatore, ad individuare e classificare le ultime periferie, gli ultimi veri confini newyorkesi. E tanto seppe cogliere di questo processo di mutamento che alcuni suoi paesaggi oggi appaiono misteriosi, non più rintracciabili perché scomparsi.
La capacità di cogliere con acume i segnali meno appariscenti (ma più veri) dei processi di espansione urbana (dai prati del New Jersey al porto di NY, dalle aree di lungofiume al cuore di Manhattan) unita ad una sensibilità ambientalista (confermata nella pubblicazione di A Sense of Wonder in collaborazione con Rachel Carson) gli permisero di lavorare sempre sul filo di un equilibrio straordinario tra disincanto nostalgico e romantico simbolismo evocativo: le sue opere sono costruite per la memoria ed è perciò che scenari apparentemente metafisici sanno tuttavia caricarsi di suggestioni profonde.
Pratt, presa la laurea a Yale, lavorò come stage manager a Broadway e studiò fotografia con Sid Grossman, Lisette Model e David Vestal, divenendo egli stesso fotografo professionista nel 1960.
La mostra mestrina presenta un’ottantina di scatti in b/n realizzati tra il 1954 e il 1969.
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Un allestimento bene impaginato nel quale è in mostra una creatività fotografica delicata, coinvolgente emotivamente, a tratti anche sobriamente innevata da venature poetiche, senza forzature descrittive, in una tessitura chiaroscurale in cui i valori tonali sono collocati con equilibrio narrativo e profonda sensibilità compositiva. Immagini nelle quali la ricerca fotografica assume, come sempre quando si vive intesamente e con partecipazione il contesto fotografato, la duplice veste di di documento e di interpretazione soggettiva. In Pratt quest'ultima assume la valenza di arte, di creatività. Dettagli e frammenti di vita ai margine della città...
Fausto Raschiatore