Cos’hanno in comune il Partenone e la progressione che descrive la crescita delle foglie negli alberi? Le spire delle conchiglie e il leonardesco uomo vitruviano? Nulla di apparente, gli occhi non sono certo in grado di raccontarci alcuna relazione. Sono i numeri, invece, a parlare, e a condurre la difformità ad un sentiero noto.
Il numero che tutto unisce, il rapporto aureo, φ (phi), pari a circa 1.618. Che è poi il numero cui tende il rapporto tra due numeri consecutivi della serie di Fibonacci, la serie che Mario Merz ha tante volte utilizzato.
La ricerca di proporzioni geometriche euritmiche è una fascinazione irresistibile. Sia essa ricondotta alla sezione aurea -come nel composto olio di Francesco Stefanini o nella scultura fibopitagorica di Victor Simonetti– oppure parcellizzata facendo uso della suddivisione topologica delle mappe di Heawood (una teoria geometrica che spiega come sia possibile colorare carte geografiche utilizzando il minor numero di colori), cui ricorre Sergio Lombardo. Un po’ come il prezioso Détail a china del 1965 di Roman Opalka, autore impegnato a trascrivere sulla tela la serie dei numeri naturali dall’uno all’infinito utilizzando numeri via via più chiari; all’infinito, paradossalmente, il colore dei numeri si confonderà con quello della tela. Si confondono anche i volti del video Last Supper di Debora Hirsch, realizzato con innocenti ingiustamente condannati dei quali, causa la scarsa definizione, non è possibile riconoscere i connotati del viso.
Nel video System Error Richard Journo ricorre invece a matrici numeriche in rapida successione che progressivamente perdono il proprio ordine geometrico per degradare nel caos visivo (dopo una serie di trasformazioni cinetiche), come sottolineato da parole come anxiety, sorrow, confusion, che lampeggiano come errori del sistema.
Il processo degenerativo dall’ordine al disordine risulta evidente anche nella tela di Giuseppe Gallo il quale, dopo aver numerato le foglie di un albero, disegna sulla tela la posizione che hanno occupato sul terreno con il numero che la qualifica. Anche l’Onda di Tobia Ravà è ricoperta di numeri secondo la sequenza di Fibonacci che poi si interseca fino a fondersi in maniera entropica con le trame ghematriche e i quadrati magici cari alla mistica ebraica. All’opposto, la scultura in fibra ottica immersa nel buio di Carlo Bernardini si oppone al disordine creando uno spazio luminoso razionale, chiuso da pentagoni capaci di contenere la figura geometrica, ma anche le sue proiezioni. Come quelle infinite proiezioni dello zero che Cesare Vignato riassume nell’erba del giardino, condensando -in un’asciutta formula matematica- l’unità del mondo.
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