James Withlow Delano è un artista coraggioso. Di fronte ad un’estetica postmoderna che non fa altro che mettere in crisi l’esperienza soggettiva con opere improntate alla concettualità più estrema o ad una superficialità trendy, le sue istantanee propongono un punto di vista preciso, semplice, ribadendo il valore del giudizio personale. È un artista convinto di avere qualcosa da dire. E lo dice, anche senza un editore.
Dopo aver studiato a New York e a Los Angeles con fotografi come Annie Leibovitz e Greg Gorman, abbandona il mondo delle celebrità e intraprende una serie di viaggi nelle foreste pluviali dell’Asia, e soprattutto in Cina. In dieci anni compie più di 50 viaggi nell’ex-Impero del Sole, con una Leica e lenti da 35 mm, che lo costringono ad avvicinarsi al soggetto per fotografarlo. Il suo è un tentativo di familiarità, di comprensione, di “cattura” di ciò che eternamente sfugge, e che sembra rappresentare l’anima stessa della Cina: la spinta propulsiva, il cambiamento. Da Impero, a Repubblica Popolare, a mostro di industrializzazione in grado di spaventare l’Europa. Chi si è recato in Cina assicura che è possibile recarsi nello stesso luogo dopo due anni e non riconoscerlo: è la faccia di un paese la cui corsa verso il futuro ne sta erodendo la sostanza.
Ed è proprio nelle zone di erosione che si è spinto Delano: niente folklore, né futurismo. Lo interessano le zone di confine, dove la realtà è un campo di scontro tra vecchio e nuovo, dove l’identità diventa precaria, fragile, poetica. I suoi soggetti sono individui occupati nelle faccende quotidiane, occupati a sopravvivere senza sapere dove la vita e il grande cambiamento che li circonda siano diretti: operai, mendicanti, mamme, bambini, ragazzi, pescatori, abitanti della metropoli. Anche il paesaggio non ha niente di definitivo: giardini e case identiche da millenni, e ponti in costruzione.
Questi lavori di street photography sono l’opera di un umanista, che crede nella velocità dello scatto ma non nella fretta, nel rispetto del soggetto e dello spettatore, ma non delle regole del mercato. E alla fine viene premiato. Come ebbe a dichiarare Krassovski, fotografo polacco: “La vita reale, con le coincidenze e le sorprese che ha in serbo, è infinitamente più interessante di un qualsiasi pensiero che germini nel cervello di un uomo tormentato”.
andrea liuzza
mostra visitata il 5 maggio 2006
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