L’idea romantica della rappresentazione della realtà
Perdersi per poi ritrovarsi: l’arte contemporanea interpreta la cultura del rizoma di Deleuze come sistema di segni a-centrico, si nutre alla mensa della ploriferazione dei media che McLuhan teorizzò in grado di modificare la percezione su vasta scala.
Di qui il titolo “Spaesaggi” della collettiva in corso alla galleria Artericambi acquista un significato proprio in opposizione alla tradizionale concezione del paesaggio e, contestualmente, come illustrazione dell’approccio moderno dell’artista alla realtà, costruito sulla necessità di mettersi in gioco sui temi dello spiazzamento, dell’ambiguità, della doppiezza e dello slittamento dei piani cronologici e spaziali.
Che poi questa condizione diventi per gli artisti italiani motivo di stimoli inediti appare del
La mostra veronese, a cura di Maria Grazia Torri con la collaborazione di Francesco Bonazzi, è quasi una nuova tappa riveduta e aggiornata di un fortunato evento itinerante che dal 1998 è stato ospitato in numerose città italiane (da Padova a Palermo, da Milano a Fermignano, ecc.) e proposto con successo anche a Parigi. E se, fino ad oggi, la mostra aveva avuto come sua connotazione primaria la scelta di luoghi non museali per il suo allestimento, sì da colonizzare e valorizzare contesti architettonici di origine industriale e periferici dismessi, a Verona il cliché non muta; la galleria d’arte che ospita la mostra è ricavata negli spazi di un ex mattonificio, utilizzato anche come rifugio antiaereo in epoca bellica.
Il lungo e ribassato ambiente è stato con successo riscritto da Carla Mattii ed Andrea Melloni, due giovani artisti che hanno edificato un’isola dunosa che funge da volano all’esposizione, dalla quale spuntano i fiori transgenici di Carla, ottenuti innestando parti vegetali sintetiche con quelle naturali, e quelli cubici ed extraterrestri di Andrea, spuntati in seguito alla caduta di un meteorite (così racconta il video in mostra).
E’ da rilevare che buona parte delle opere esposte risentono inevitabilmente dell’età, e non perché non siano belle, quanto piuttosto perché i giovani artisti presenti hanno nel corso degli ultimi anni
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