E’ proprio come ci si può immaginare un vecchio maestro zen: 76 anni, una serenità interiore pari all’amabilità e due occhi vispissimi che molto hanno visto e molto sanno. Shozo Shimamoto, fondatore del Gruppo Gutai, nato negli anni 50 come risposta nipponica all’Action Painting, all’Informale e all’Espressionismo Astratto, oggi è legato a Proxima gruppo che, attraverso performance, installazioni e video, coinvolge e mette in comunicazione realtà differenti e elabora artisticamente collegamenti interculturali.
E’ in quest’ottica che, vestito da sacerdote, con una gran croce d’argento sul petto, Shimamoto celebra a Ca’ Pesaro le “Nozze di pace”, tra Loco, una sua allieva, e Di Mauro, curatore della rassegna veneziana. Gli anelli sono di vetro, omaggio della città scelta per compiere il rito. I due sposi hanno per copricapo un casco integrale formato da bicchieri di carta bianchi che, a fine cerimonia, vengono riempiti di vino per brindare con gli astanti. Il matrimonio è un momento condiviso di gioia, familiare a tutti. “Ciascuno di noi” spiega Shimamoto “è come un bicchiere di carta, uno uguale all’altro, tutti fragili, effimeri ma utili, formiamo il mondo e il nostro ‘contenuto’ deve servire per dar piacere e felicità agli altri”.
Dopo il bianco, colore delle nozze, Shimamoto immerge la sua seconda performance nel nero. Attende vestito di nero una modella (anche lei sua allieva) che giunge completamente nuda, con il corpo di porcellana e i lunghi capelli neri. Con ritualità solenne, meticolosa e lenta, il maestro conduce senza esitazione una serie di pennellate nere che ricopriranno tutta la superficie corporea, poi fa sdraiare la donna sulla tela bianca che ne accoglie l’impronta. Questa esperienza di body art, nell’ambito del pensiero dell’artista giapponese, sembra voler indicare che il processo artistico, qualunque esso sia, dev’essere coinvolgimento totalizzante.
Nelle sale di Ca’ Pesaro i suoi dipinti del periodo Gutai (dal 1950 al 1972) mostrano, con procedimento parallelo a quello di Fontana, con macchie casuali e sgocciolate e strappi sulla carta, la necessità di oltrepassare lo spazio fisico e “deputato” del
myriam zerbi
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