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Fino al 31.I.2018 | How Much Is Too Much? | A Plus A Gallery, Venezia

di - 27 Gennaio 2018
La mostra “How Much Is Too Much?” alla Galleria A plus A di Venezia, nasce come prodotto delle ricerche svolte dalla School for Curatorial Studies of Venice, attiva dal 2004 con corsi di perfezionamento nell’ambito delle arti visive.
Anche quest’anno gli studenti hanno ricevuto il compito di ideare un evento espositivo negli spazi della galleria veneziana, scegliendo come tematica principale quella dell’eccesso, in riferimento al noto romanzo di Italo Calvino “Le città invisibili” del 1972. L’autore descrive una immaginaria città di Leonia, dove «l’opulenza […] si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove». Una relazione nata spontaneamente se si pensa ai tempi in cui viviamo, dominati da un benessere che si manifesta in molteplici forme, prima fra tutte la sovrabbondanza: tempestati da necessità di individualismo e affermazione, ci sentiamo costretti a schematizzare emozioni, immagini, oggetti, e quant’altro faccia parte della nostra vita e della società in cui viviamo.
Partendo da questa riflessione gli artisti Amelia Crouch, Oliver Czernetta, Sam Ekwurtzel, Daniel Faust, Benjamin Hirte, Paloma Munoz & Walter Martin, Rohwajeong, Giles Round, Vanessa Safavi, Aki Sasamoto e Hale Tenger, sono invitati ad esporre la propria visione.
La mostra si apre con You know the old story…I can’t tell you again! dell’inglese Giles Round, visibile anche dall’esterno della galleria. L’opera ricopre interamente due pareti dello spazio per mezzo di innumerevoli poster il cui slogan è lo stesso menzionato nel titolo del lavoro. Un’installazione raffigurante un puffo di ceramica e un display con scaffale ci portano direttamente al tema della ripetizione ossessiva e della stanchezza visiva che caratterizzano la nostra vita quotidiana (Summers in Italy. Winters in New York). Di sua produzione anche la scultura che si intravede da un’apertura al mezzopiano dove la ceramica pare liquefarsi sotto l’azione di un agente sconosciuto (They parted at the end of spring. He couldn’t promise anything 1967).
Exhibition view, 2nd floor, How much is too much, Galleria AplusA, Venezia
Le opere degli artisti Vanessa Safavi e Benjamin Hirte dialogano pacificamente nella seconda sala. La svizzera Vanessa Safavi presenta The witness, metafora in silicone di una costrizione umana fisica e mentale, generata da una soffocante routine. Benjamin Hirte, nativo della Germania centrale, privilegia l’uso di materiali comuni e facilmente reperibili, come in ~ e Vector Marlboro theme, dove il rimando ad oggetti di consumo diviene icona del capitalismo moderno.
Al piano superiore il groupage fotografico di Daniel Faust, Faust 2010-17, vuole stimolare l’osservatore nel creare collegamenti visivi attraverso un atlante di circa 200 scatti, realizzato in sette anni di attività. Ritroviamo Giles Round con un vaso di ceramica di forma irregolare contenente fiori freschi che di norma l’artista colloca all’inizio di ogni esposizione. Oliver Czarnetta fa uso di materiali che di consueto non vengono utilizzati per opere d’arte di piccole dimensioni: Haus im Haus im Haus 5 include diverse case di cemento grezzo l’una dentro l’altra, allegoria dell’introspezione umana che immagazzina idee, pensieri e reminescenze.
In contrasto con la solidità del materiale architettonico, una piccola sfera di vetro primeggia la vetta della struttura espositiva centrale, formata da casse Rajapack, scelta dispositiva dei curatori in linea con il concept della mostra. La snowglobe In my way, opera di Walter Martini e Paloma Muñoz, racchiude un uomo visivamente benestante che calpesta senza scrupoli altri esseri umani per ottenere ciò che desidera, denuncia di segreti e problematiche che si preferisce reprimere o ignorare. La ricerca di Amelia Crouch ha origine da uno studio semantico sul significato di parole che fanno parte del nostro linguaggio. Il sistema di lessico universale concepito dallo scienziato Isaac Newton è il punto di partenza della riflessione mentre un video visibile su iPad conclude il ragionamento di Of Man, his Affections & Sences. Ad ultimare il percorso espositivo due opere di Aki Sasamoto, artista giapponese la cui pratica esplora la variabile della scelta umana. Il videoclip Birds, Dung Beetles, the Washer chiama in giudizio il più grande accumulatore seriale che esista in Natura, lo scarabeo stercorario. L’esistenza dell’animale ruota attorno al cumulo di cibo e resti che trasporta in enormi mucchi sferici, in analogia con la tendenza umana ad accumulo e sovrabbondanza. L’installazione Shoelightbox è all’apparenza una semplice pila di cinque scatole da scarpe. Un occhio più attento però riconosce alcune fessure illuminate sul bordo: le fenditure permettono l’incursione dello sguardo all’interno degli scompartimenti, che divengono scrigno di oggetti, memorie, esperienze e chissà cos’altro ancora. Le opere di Sasamoto rappresentano un binomio perfetto per concludere la riflessione, esortando lo spettatore a porsi interrogativi sulla «fortezza di rimasugli indistruttibili» che circonda la propria esistenza.
Paola Natalia Pepa
Mostra visitata il 16 novembre 2017

Dal 28 settembre 2017 al 31 gennaio 2018
How much is too much?
A plus A Gallery
Calle Malipiero, San Marco 3073 Venezia
Orari: da martedì a domenica 11.00-18.00
Info: 0412770466; www.aplusa.it – info@aplusa.it

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