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Fino al 31.VII.2002 | Theorytipe – Stefano Calligaro | Padova, Perugi artecontemporanea

di - 5 Luglio 2002

E quindi con la realtà. Poniamo però di accontentarci di definire reale ciò che è dotato di esistenza e di concentrarci sull’arte. Arte Povera e Minimalismo, nel corso dello scorso secolo, hanno lasciato alcune eredità importanti, tra le tante: si pensi all’uso del modulo o alla sperimentazione sui materiali extra-artistici e di recupero, alla pratica della sintesi come pure del suo eccesso, la poetica dell’ammasso e l’estetica del rifiuto.
A molti apparirà evidente il perpetuarsi nella contemporaneità di quelle istanze. Riduzione e aggregazione di materia perseguono però oggi altri fini rispetto al passato, teorizzati dai filosofi attraverso la metafora della deriva o del naufragio ed il fallimento dei valori assoluti, resi espliciti dall’arte nella tendenza a generare situazioni di spiazzamento, contraddizione e destabilizzazione. Ma di cosa? Della percezione dell’esistente, della realtà appunto che, minata alle fondamenta da questo approccio, ne esce svuotata, orfana della sua stessa essenza fenomenica. Termini come gravità, funzione ed utilità, unità e totalità, diventano territori di conquista, ambiti sterili di sperimentazione in cui l’eccezione diventa la regola. Vengono alla mente le Artificial sculptures meccaniche di Michael Rees, sorta di propaggini robotizzate prive di senso, oppure le protesi e le installazioni impossibili di Simone Berti, i paesaggi deliranti di Matthew Ritchie e quelli deformati di Franz Ackermann, gli ambienti isolanti di Chiasera e le architetture autosufficienti di Atelier van Lieshout.
In questo contesto si situa anche il lavoro del padovano Stefano Calligaro che, nonostante la giovane età (n. 1976), ha ufficialmente chiuso un capitolo fortunato della sua ricerca artistica, improntato sulla commistione tra concettualismo minimale e riedizione deformata e fumettistica di istanze neopop, per intraprendere una strada assolutamente radicale, nella direzione della riduzione estrema di forme, colori e contenuti. Sono i piccoli dipinti geometrici dagli abbinamenti cromatici freddi (bianco, marrone, arancio) a restituire atmosfere asettiche, perfino chirurgiche nel dettaglio frammentario e sezionato, sono le catene genetiche fatte di cilindri di carta a riprodursi sul pavimento, disegnando misteriosi organismi sintetici e contorti, sono gli strani oggetti modulari incisi, piegati in punta di taglierino, infine, a mostrarsi nelle loro inutili forme ed illogiche architetture, progettate assemblando solidi elementari mobili che consentono di modificare inclinazione ed estensione dello spazio. L’osservatore inutilmente cerca di trovar loro una funzione, un senso, un ordine che non hanno. Calligaro rivisita il mito della Macchina celibe di Duchamp con nuovo spirito iconoclasta, rifiutandone però l’essenza nichilista e sperimentando inedite meccaniche e dinamiche energetiche che non si esplicitano in moti autonomi come nel macchinismo tinguelyano ma nascondono, nell’immobilità, potenziali attività: sono come entità dormienti, la cui unica ragione d’esistenza appare di natura psichica, in ciò tradendo anche la sensibilità processuale che, negli anni ’60, cercava nell’immobilità le naturali dinamiche spazio-temporali. L’estetica di Calligaro è quanto di più vicino alla cultura riduttiva e geometrica nei paesi nord europeo che negli ultimi tempi si segnala nel campo dell’arte come in quello del design e della musica.

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Alfredo Sigolo
vista il 25 maggio 2002


“Theorytipe: Stefano Calligaro” a cura di Daniela Lotta Dal 25.V.2002 al 31.VII.2002.
Padova, Perugi artecontemporanea, via Altinate 66.
Ingresso: libero.
Orari: dalle 17.30 alle 20.30. Chiuso la domenica; catalogo gratuito in galleria.
Tel/Fax: 049663996 E–mail:perugiartecontemp@libero.it


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