Il convegno si è svolto a Venezia presso la Fondazione Querini Stampalia dal 28 al 30 gennaio 200. Sono stati tre giorni di interventi e dibattiti per approfondire il concetto del “donare”. Il termine si lega ad usanze e tradizioni ataviche, introduce fondamentali concetti antropologici che riguardano le relazioni tra gli uomini, e sembra poter dare senso a tante espressioni del contemporaneo.
Il dono può allora essere inteso come offerta generosa, ma anche come dispendio, spreco, come azione di libertà e gratuità, ma anche come vincolo di reciprocità, obbligo a ricambiare. L’azione che la parola sottende può divenire simbolo di identità e patto tra “diversi”, ma anche gesto di potere verso chi non possiede nulla e quindi di mantenimento di un rapporto di forza.
Vista la ricchezza dei contenuti emersi e l’attiva partecipazione di personaggi come Jean Baudrillard, Daniele Del Giudice, Antonio Somaini, Henry Meyric Hughes, Antonio Marazzi, si è pensato ad una grande mostra centrata su questo tema chiave, che coinvolgesse dipinti, video, fotografia, performance ed installazioni.
Oltre un centinaio di opere per quaranta artisti, tra i quali, accanto a nomi fondamentali come Joseph Beuys, Louise Bourgeois, Urs Lüthi, Piero Manzoni, Man Ray, Joseph Kosuth, Hermann Nitsch, vanno ricordati figure di primissimo piano del sistema internazionale dell’arte come Nan Goldin, Gabriel Orozco, Pipilotti Rist, Carsten Höller, Clegg & Guttmann e Mariko Mori. Un percorso sorprendentemente coinvolgente ed originale in cui capita di partecipare al messaggio umanitario rappresentato dal cubo – salvadanaio di Alfredo Jarr , di rischiare sul tappeto di chiodi con la scritta “welcome” di Mona Hatoum, di essere tentato dalle caramelle di Felix Gonzales Torres e dagli ammiccanti messaggi di Vito Acconci nel suo video “Theme song” del 1973. In questo articolato cammino accade di riflettere filosoficamente sul concetto di dono con Wittgenstein grazie a Kosuth, di meditare sui simboli del sacrificio grazie alla croce ed alla veste insanguinata allestite da Nitsch, per poi contemplare estaticamente un’opera di Gabriel Orozco, una toccante immagine di mani che plasmano un cuore di terra porgendolo all’osservatore.
Altri luoghi della mostra sembrano invece interpretare efficacemente il tema del “dare” la vita e la morte, come atto estremo e ultimo; ricordiamo l’abbraccio dello scheletro di Anna Mendieta, l’anima che Manzoni trasmette all’eternità con il suo “Fiato d’artista”, l’“Uomo bomba” di Pancrazzi ed i “Kinderfalle” (trappole per bambini) di Höller. Alla fine della mostra è possibile lasciare un piccolo desiderio sul poetico albero di Yoko Ono: la richiesta di un dono, l’avverarsi di un sogno.
Con questo evento il monumentale Centro Candiani, gestito dal Comune di Venezia, intende proporsi come luogo espositivo e propositivo. Ecco tutta l’utilità ed il valore della collaborazione con il centro delle Papesse, con il quale la mostra è stata coprodotta, e che potrebbe diventare l’inizio di nuovi ed importanti progetti.
Ottimo il formato e la grafica del voluminoso catalogo edito da Charta, che introduce ed approfondisce ampiamente le tematiche della mostra. Un’ultima osservazione: la pubblicazione, con circa quattrocento pagine di saggi e cento di immagini, concede poco spazio agli artisti ed alla documentazione sulle loro opere.
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Le iniziative del Comune di Venezia
Stefano Coletto
Mostra vista il 20 ottobre 2001
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