Restituito all’originale integrità, il museo fa oggi sfoggio di sale e scaloni sontuosi, affreschi ed arredi d’epoca, lacche e sculture, per non dire della eccezionale raccolta di capolavori: da Tiepolo a Guardi, da Longhi a Canaletto, da Rosalba Carriera e Piazzetta.
Dopo molti anni di tribolate vicende, determinate anche dalla eccezionale complessità del lavoro, si conclude finalmente la vicenda di un restauro il cui progetto fu commissionato a Giorgio Bellavitis nel 1979. I lavori furono però subito sospesi, negli anni ’80, per mancanza di fondi e ripresero solo nel 1994.
Negli ultimi 7 anni sono stati spesi oltre 23 miliardi per questo capolavoro della cultura italiana: il grandioso
La morte del noto architetto e le difficoltà economiche che affliggevano la famiglia Bon causarono la temporanea sospensione dei lavori. Nel 1751 il palazzo fu acquistato dal mercante e banchiere di origine lombarda Rezzonico (nel 1687 la famiglia aveva acquistato il titolo nobiliare), il quale affidò il completamento dei lavori a Giorgio Massari, architetto di fama della metà del settecento.
La facciata sul Canal Grande ed il secondo piano nobile appaiono oggi nelle forme volute dal Longhena, mentre a Massari si debbono le ardite invenzioni sul retro del palazzo: l’accesso da terra, lo scalone d’onore e il grandioso salone da ballo, ottenuto eliminando il solaio del secondo piano.
A conclusione dei lavori del Massari si iniziò l’opera di decorazione dell’edificio, affidata a Giambattista Crosato, autore del salone in collaborazione col quadraturista Pietro Visconti, Giambattista Tiepolo, cui si debbono i due soffitti realizzati in occasione delle nozze tra Ludovico Rezzonico e Faustina Savorgnan, il giovane Jacopo Guarana e Gaspare Diziani.
Il palazzò risultò completato nel 1758, anno nel quale la famiglia Rezzonico festeggiò sontuosamente l’elezione a Papa, col nome di Clemente XIII, del fratello cadetto di Giambattista Rezzonico, Carlo.
Nel 1810 la famiglia Rezzonico si estinse, avviando un lungo periodo di decadenza per il palazzo,
oggetto di smembramenti e dispersioni.
Nel 1935 l’edificio fu donato dall’allora proprietario, il conte Lionello Hirschell de Minerbi, al Comune di Venezia.
Dopo alcuni interventi di restauro, il 25 aprile 1936 venne inaugurato all’interno del palazzo il Museo del Settecento Veneziano; i curatori dell’allestimento furono Nino Barbantini e Giulio Lorenzetti. A loro si deve l’attuale carattere ambientale, con le opere esposte come
Il percorso del museo prevede oggi oltre 20 tappe; la nuova pinacoteca troverà spazio nelle sale del III e IV piano, arricchita di una nuova, importantissima donazione: oltre 300 opere dei maggiori protagonisti della pittura veneziana, particolarmente del ‘600 e del ‘700. Alla donazione sarà dedicata una specifica cerimonia di inaugurazione nell’ottobre del 2001.
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