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SPECIALE VENEZIA

di - 25 Ottobre 2017
In Piazza San Marco a Venezia, fino al termine della Biennale, potrete scoprire anche una mostra con poche opere, che arrivano al cuore. È la mostra di Francesca Montinaro al Museo Archeologico, che si intitola “Communitas immunitas”. Curata da Raffaele Gavarro, la mostra affronta il tema delle comunità ma ancora di più delle comunità femminili. Ad uno sguardo superficiale potremmo dire di essere invasi da linguaggi “rosa”, da attenzioni verso il cosiddetto gentil sesso, ed invece pare che ce ne sia sempre maggior bisogno. Hic et nunc. Ecco che allora il lavoro della Montinaro, e tra le opere più di tutte quella che fa da “centro” della mostra, acquisisce corpo e sostanza grazie ad una partecipazione attiva dello spettatore che, da sempre, perlomeno nel mondo contemporaneo, è il collegamento forte ed indissolubile di un interno verso l’esterno. L’opera si intitola 11.146.312 metri, che altro non sono se non la distanza percorsa dalla somala Nasra per arrivare in Italia dalla sua patria, è composta di un tapis roulant su cui il pubblico può salire e accrescere la distanza iniziale con i propri passi, allungando sempre più lo spazio ideale tra il punto di partenza ed il punto di arrivo. Nella stessa sala, un display indica lo spazio percorso dal fruitore salito sull’attrezzo ginnico. Ognuno di noi dunque partecipa ed esperisce, idealmente è ovvio, di un passaggio, di un momento delicato, l’abbandono del proprio Paese, il dispiacere, la paura, l’ignoto, per avvicinarsi con un approccio misto di paura, ansia angoscia, verso nuovi lidi apparentemente più sicuri. Non è tragicamente attuale?
In mostra anche Ritratto continuo mod. 3.375.020.000, già esposto altrove. Sono circa 600 donne, giovani e meno giovani, che sono state chiamate dall’artista a riflettere sulla propria identità. Le donne sono state invitate a sedersi su una sedia girevole, presente in mostra smontata. Girandosi di scatto mostrano un messaggio scritto su una mano. A pochi passi, quasi in proseguo, la mostra di Shirin Neshat. Perché le donne sanno mutuare i loro pensieri in maniera quasi totalmente unitaria.
Sabrina Vedovotto

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