Categorie: visualia

cinema sperimentale | IFFR: International Film Festival Rotterdam

di - 25 Febbraio 2003

What (is) cinema? Secondo gli organizzatori dell’IFFR, che a questa domanda dedicano una serie di dibattiti, il cinema è molte cose. Tante che si fa prima a elencare quello che il cinema non è, o non dovrebbe essere. Il cinema a Rotterdam non è quello degli effetti speciali e delle star. Le star del festival, secondo i direttori Simon Field e Sandra den Hamer, sono i registi. Anche alcuni settori della creatività audiovisiva più legati al mercato, come il visual design, la pubblicità, le serie televisive e internet non fanno (ancora) parte di questo paesaggio cinematografico. L’interessante sezione sul videoclip musicale, presentata l’anno scorso, non ha trovato seguito in settori altrettanto ‘popolari’.
Per il resto, quasi tutto ciò che rientra nella categoria ‘immagine in movimento’, soprattutto se legata alla rappresentazione della realtà e a contenuti narrativi, è presente al festival .
La parte del leone la fanno naturalmente i feature film (lunghi, corti, documentari), suddivisi in 12 sezioni. La scelta delle tematiche segue ancora in gran parte la visione del fondatore del festival Hubert Bals: il suo sforzo per sostenere le produzioni dei paesi in via di sviluppo, infatti, continua dopo la sua morte con un fondo che ha co-prodotto nel 2002 25 film, presentati nella sezione Hurbert Bals Fund . Tra questi il bellissimo Extraño, dell’argentino Santiago Loza, vincitore della Tiger Awards Competition (e nella giuria c’era il ‘defenestrato’ direttore del film festival di Venezia Alberto Barbera).
Cinema è quindi linguaggio internazionale e ‘politico’. Dopo la rassegna sul film Inuit l’anno scorso, quest’anno è la volta degli aborigeni australiani (25 film in Tracking Tomorrow ). Anche nella sezione based upon] TRUE STORIES (comprendente film e videoinstallazioni più o meno ‘documentaristiche’) troviamo un’opera dedicata al genocidio degli aborigeni. Terra Nullius, deicineasti italiani Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, è un film costruito manipolando e rimontando materiali d’archivio, con un processo che sa restituire la forza poetica di queste ‘storie perdute’.
Molti i film asiatici (36 dal Giappone, 10 dall’India, ma anche uno dal Kazakistan!) e sudamericani (tra cui 9 argentini e 18 brasiliani). Ma la lista più lunga la presentano gli Stati Uniti, con 105 film, seguiti dalla Francia con 95 e solo molto dopo dall’Italia con 25 produzioni.
Cinema è anche arte. Ai tre Filmaker in Focus (il francese Jean-Claude Brisseau, il canadese Guy Maddin e l’indiano Girish Kasaravalli) è stata affiancata in questa edizione una Artist in Focus , Dominique Gonzalez-Foerster. Nel ‘cinema senza personaggi’ dell’artista francese sono i paesaggi (a volte popolati da una folla lontana, come nelle foto di Massimo Vitali ) e le architetture che raccontano una storia.
Non sono molti i festival del cinema in Europa che in 12 giorni di programmazione non-stop offrono una tale ampiezza e varietà di generi. Varietà che può talvolta disorientare lo spettatore, ma dà al cinema indipendente un eccezionale supporto economico e visibilità mediatica. L’International Film Festival di Rotterdam è un festival importante al livello strutturale (si favoriscono la collaborazione tra diverse discipline, l’incontro tra registi e produttori nel ‘mercato di co-produzione’ CineMart , la distribuzione dei film nelle sale e in TV) e non solo per effimera mondanità.
Più di 600 film, un budget di 5.4 milioni di euro, 355.000 visitatori… e neanche una star!

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Dominique Gonzales-Foerster
IFFR

marina turco

[exibart]

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