Le etimologie pazze sono spesso più significative di quelle filologicamente fondate. E’ per questo che ci deve essere qualcosa di “divino” nella “deiscenza”, quel fenomeno botanico per cui certi frutti o fiori si aprono
per emanare il loro contenuto e propagare e espandere la vita. Il concetto di espansione, e la filosofia della storia che esso genera -continuista, vitalista, bergsonista, sovversiva anziché rivoluzionaria-, è l’idea curatoriale di Itsuo Sakane alla base della biennale di arte interattiva, The Interaction, di Ogaki, Giappone, giunta alla quarta edizione e promossa dal World Forum for Media and Culture. Dopo l’edizione del ’97,
Expanding the Human Interface, l’edizione di quest’anno esplora l’espansione della videoarte verso l’arte interattiva, seguendo un percorso in qualche modo già aperto da Gene Younblood. Infatti il grande teorico
americano, nel suo libro Expanded Cinema del 1971 per primo usò la metafora dell’espansione per parlare di videoarte e del mondo del cinema sperimentale e underground come di un continuum, che si estende fino all’uso del computer come metamedium, macchina universale. Le immagini, aprendosi ad uno statuto interattivo tendono a fuggire dagli schermi, a riconciliarsi con il mondo tattile e uditivo, a sciogliere il fruitore dalla mera condizione di ricettore passivo per coinvolgerne tutto il corpo e non solo gli occhi.
E’ l’interattività a fondare quindi la sinestesia e il multimedia. Quello che risulta particolarmente interessante è il cambiamento che l’interattività introduce nello statuto dell’immagine video in sé, al di là, o meglio al di qua del suo installarsi e farsi environment. Ne dà un esempio la ricerca di Tiffany Holmes. In Nosce Te Ipsum all’avvicinarsi dello spettatore allo schermo, l’immagine di una natura umana, dapprima compatta e autosufficiente, comincia a sfogliarsi e a rivelarsi come un collage di frammenti, fino a che, strato dopo strato, lo spettatore vede apparire la sua propria immagine. In Surf and Spy a un panorama naturale sono sovrapposte le immagini girate in tempo reale nella mostra da telecamere
vede se stesso e il mondo in cui è inserito tramite il terzo occhio della telecamera che fluttua appesa a un pallone aereostatico.
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Lavinia Garulli
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