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31 marzo 1999 – 31 maggio 1999 | Caravaggio- Masaccio: due geni a confronto | Firenze: Basilica del Carmine

di - 30 Marzo 1999

Masaccio, Filippino Lippi, Masolino e Caravaggio; un poker d’assi per una chiesa, quella del Carmine, troppo spesso trascurata dai principali flussi turistici fiorentini.
Mentre i primi tre grandi sono di casa in Oltrarno, per Caravaggio si tratta del prolungamento di un’esposizione già realizzata in occasione del vertice europeo del ’96.
Oggetto della mostra il «San Giovanni decollato» proveniente da Malta e restaurato dall’Opificio delle Pietre dure.
Dal 31 marzo al prossimo mese di maggio, l’ultima occasione per salutare un capolavoro assoluto dell’arte italiana.
Un incontro che in vita non potè realizzarsi e che finalmente avrà luogo nella dimesione atemporale della presenza artistica. Caravaggio e Masaccio saranno finalmente insieme a Firenze, nella Chiesa del Carmine, e lo saranno per un paio di mesi, dal 31 marzo alla fine di maggio. Masaccio,alla chiesa del Carmine, è naturalemnte di casa. Il suo ciclo di affreschi nella cappella Brancacci è stato recentemente restaurato e rappresenta mirabilmente il genio cereativo dell’artista fiorentino. Caravaggio andrà invece ad occupare la cappella Orsini che si trova proprio lì davanti . Lo farà con la sua gigantesca «Decollazione di San Giovanni Battista». una tela monumentale (5,20 metri per 3,60) proveniente da Malta, e precisamente dall’ oratorio della cattedrale di San Giovanni che i fiorentini (o almeno i più accorti di loro) hanno già avuto occasione di conoscere nei due anni passati. Fin ora, infatti, la tela è stata infatti esposta a Firenze in due occasioni: la prima durante il vertice europeo che si tenne nella nostra città lo scorso 1996; la seconda l’anno successivo e per tutto il ’98 in Palazzo Vecchio (Salone dei Cinquecento). Nonostante tutto il governo di Malta ha acconsentito a lasciare a Firenze il quadro per due mesi ancora. Il dipinto e’ del 1608 circa quando il Caravaggio fu nominato cavaliere di Malta ed e’ l’unico da lui firmato, nel sangue che sgorga dal collo del Battista. Come detto l’arrivo in città dell’opera risale a tre anni orsono; era stata destinata alle affettuose e competenti mani dell’Opificio delle Pietre Dure nel tentativo di riparare un profondo taglio indotto sulla superficie della tela. Il Comune di Firenze aveva offerto il restauro in cambio della permanenza in città del quadro per alcune esposizioni. Quest’ultimo appuntamento fiorentino rappresenta comunque una vera e propria strenna, concessa con il beneficio dell’ambasciata maltese. Come dicevamo l’ultima occasione per godere lo spettacolo del capolavoro caravaggesco che il restauro dell’ Opificio a riportato al suo splendore originario. Accurate riparazioni sono state fatte a beneficio del colore che aveva anche sofferto per l’umidità e che è stato consolidato. Reintegrate le parti mancanti (meno del 5% del totale che ad ogni modo ha una superficie di circa 18 metri quadri). Nel corso del restauro non sono state trovate le incisioni di cui si e’ ormai a caccia tutte le volte che si interviene su di un Caravaggio. Secondo tradizione il pittore non faceva disegni preparatori il che e’ un bel rompicapo. Per la mostra sara’ eliminata la parete mobile che isola la cappella Brancacci dal resto della chiesa o meglio protegge il resto della chiesa del Carmine (che pure e’ stata restaurata da pochissimo dal Comune) dall’afflusso dei visitatori.

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  • Es una idea estupenda poder contemplar dos bellas obras juntas para poder comparar la grandeza y espiritualidad de ambas.

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